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Toro, esclusivo Stevanovic: «Col Sassuolo ci sarò»

In edicola con Tuttosport l'intervista esclusiva al talento granata che "anticipa" la sfida di lunedì

Toro, esclusivo Stevanovic: «Col Sassuolo ci sarò»© Foto Pegaso
TORINO - Alen Stevanovic, innanzitutto com’è andato l’allenamento?
«Eh, mica tanto bene. Ho un po’ di febbre, a un certo punto sono dovuto rientrare negli spogliatoi. Fortunatamente si gioca lunedì, quindi ho un po’ di tempo per ristabilirmi».

Non faccia scherzi: contro il Sassuolo del suo ex allenatore Pea non potrà proprio mancare.
«Tranquilli, ce la farò, ne sono sicuro».

E’ pronto il “regalo” per Pea?

«Come no: l’ho promesso fin dall’estate. E’ garantito, quest’anno ti faccio un gol. E’ ciò che gli ho detto».

La sua reazione?
«Benissimo Alen, tu fai l’1-0, festeggi, poi noi ve ne facciamo un paio».

Mica scemo, questo Pea.
«Tutt’altro, è uno che sta sul pezzo, si dedica al lavoro per 24 ore al giorno. Lo stimo come tecnico e gli voglio anche un gran bene».

Ci vuole dire che ai tempi della Primavera dell’Inter il vostro rapporto è sempre stato idilliaco?
«Tutt’altro. Una volta non mi ha rivolto la parola per una settimana. In compenso appena mi vedeva da lontano mi gridava contro».

Urlava al mondo quanto le voleva bene...
«Eh, mettiamola così. Comunque aveva tutte le ragioni a essere infuriato con il sottoscritto. Giocavamo i playoff contro l’Empoli e io passeggiavo in campo».

Crampi alle gambe?
«Alla testa... Lo sapete, sono uno che ha fatto tesoro degli errori commessi. Quell’Inter poteva tranquillamente fare la serie B. C’erano Obi, Destro, Caldirola, Krhin, solo per citarne alcuni. Potevamo fare qualcosa di importante. L’ho capito dopo».

Anche Lerda le ha insegnato qualcosa?
«Appena sono ritornato a Torino l’ho ammesso: la scorsa stagione ho avuto un atteggiamento sbagliato. Ho pagato e ora ho voglia di riprendermi il Torino. Detto questo con Lerda non ci siamo proprio trovati. Nulla di male, capita, anzi gli faccio un in bocca al lupo per la sua carriera. Semmai, chi mi ha aiutato a capire dove sbagliavo, chi mi è sempre stato molto vicino è Ferri».

Veniamo alla gara di lunedì: con i tre punti mettete un piede in A?
«Non ancora».

Nemmeno tenuto conto del fatto che il Torino deve recuperare una partita, meglio disputare il secondo tempo contro la Reggina partendo dall’1-0?
«Così però ci incasiniamo. Lunedì c’è il Sassuolo, il 25 aprile ci sarà la Reggina. Se affrontiamo il Sassuolo pensando che abbiamo già vinto con la Reggina succede che le perdiamo tutte e due. Non perdiamo di vista il prossimo obiettivo: giochiamo contro la seconda della classifica, e se ogni gara è importante quella che ci attende è importantissima».

E, sulla carta, pure difficile da interpretare.
«Il Sassuolo ci ha aspettato nella sua metà campo quando siamo andati a giocare in casa loro, figurarsi all’Olimpico. Trovare spazi sarà dura, e se mai se ne creerà uno noi dovremo essere svegli a buttarci dentro».

Qualche segreto di Pea?
«Difficile rispondere: con l’Inter adottavamo il 4-3-3, mentre adesso imposta il Sassuolo con la difesa a tre. In assoluto, è comunque un allenatore attento alla fase difensiva. Non a caso, dopo la nostra, quella neroverde è la difesa meno battuta della B».

E il Toro? L’imperativo sarà sempre: avere pazienza?
«Per forza, se ci scopriamo loro ci fregano. E questo non dovrà succedere. Lo spazio giusto, prima o poi, si crea».

Il tecnico neroverde dice che, fino a questo momento, lei ha espresso il 60% del suo potenziale. Cosa risponde?
«Che ha ragione lui. Sono contento di che cosa sto facendo a 21 anni ma so di avere ampi margini di miglioramento».

La sua carriera continuerà a svilupparsi sulla fascia?
«Non sono un esterno puro. Dopo che, grazie a Ventura, avrò imparato a muovermi sulla corsia, potrò tornare in posizione centrale: ci sono più soluzioni per andare via in dribbling, mentre da esterno devi quasi sempre andare via dritto per dritto. E poi io ho uno scatto importante sui 4-5 metri ma non ho una grande progressione. Posso però saltare l’uomo spostando il pallone per preparare il tiro, questo sì».

Giovedì alla Sisport c’è stata la visita di Prandelli al Torino: le è venuta voglia di Nazionale?
«Lasciamo stare il capitolo. Diciamo che in Serbia le cose funzionano in maniera un po’ particolare. Molto meglio che mi concentri sul Torino, che pensi solo a guadagnare la serie A. Se dovessero cambiare, ne sarei molto contento».

Cosa dovrebbe cambiare, esattamente?
«Tutto: uomini e modo di pensare. Io sono serbo al 100%, vorrei giocare con la mia Nazionale ma adesso non è possibile. Mi avrebbe voluto convocare la Svizzera: ho risposto che avrei valutato la proposta una volta ottenuto il passaporto svizzero. Di contro mi è stato detto che avrei dovuto giocare nella loro serie A per 4, 5 anni. Ho deciso di lasciar perdere».

Che opinione si è fatto del caso scommesse?
«Sono molto sorpreso, non pensavo che la lista dei giocatori coinvolti fosse così lunga».

Mai pensato di lasciare il calcio italiano?
«Neanche per sogno. L’Italia mi piace, ci vivo molto bene e voglio togliermi tante soddisfazioni nel vostro campionato. Oltretutto si parla di pene esemplari, motivo per cui non penso che una cosa del genere potrà più ripetersi».

Guberti, Salvatore Masiello, Parisi e Vives: sono i nomi dei calciatori granata che circolano. Come vivono la situazione?
«In campo si allenano da grandi professionisti quali sono, come se nulla fosse. Ci va una bella forza d’animo per non farsi distrarre, e loro ce l’hanno».
Stefano Lanzo
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