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Savoia sì o no? Giurista 'boccia' sentenza che vieta il cognome ad Amedeo

Savoia sì o no? Giurista 'boccia' sentenza che vieta il cognome ad Amedeo
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Roma, 6 gen. (Adnkronos) - La sentenza del Tribunale di Arezzo sull'uso illecito del cognome 'di Savoia' da parte di Amedeo di Savoia Aosta è ''sbagliata''. Lo afferma all'ADNKRONOS il professore di Diritto Canonico ed Ecclesiatico dell'Universita' di Palermo, Salvatore Bordonali, nonché membro del consiglio di presidenza del Collegio Araldico. Il Tribunale di Arezzo ha condannato Amedeo di Savoia Aosta e il figlio Aimone per l'uso illecito del cognome 'di Savoia', nella causa intentata dai cugini Vittorio Emanuele di Savoia e il figlio Emanuele Filiberto. Amedeo e Aimone non possono più usare il solo cognome 'di Savoia' ma, in base a questa sentenza, devono utilizzare il cognome completo 'di Savoia Aosta'. Il duca d'Aosta e il figlio Aimone hanno già presentato ricorso presso la Corte d'Appello di Firenze, che ha bloccato l'esecutività della sentenza di Arezzo.

''Il Tribunale di Arezzo -spiega Bordonali- non ha tenuto conto della certificazione di nascita del duca d'Aosta che, nato nel '43 quando l'Italia era ancora in guerra, dopo una registrazione non rituale a Firenze, fu registrato ufficialmente nel '46 a Roma , come descritto da una certificazione dalla quale il giudice di Arezzo avrebbe dovuto prendere le mosse. Secondo lo Statuto Albertino ancora in vigore nel '46, gli atti di stato civile dei membri della Casa Reale venivano redatti dal presidente del Senato. E la registrazione della nascita di Amedeo di Savoia Aosta, come testimonia la certificazione, avvenne alla presenza di Umberto di Savoia, di Alcide De Gasperi e degli altri membri della famiglia reale, tra i quali il padre che nell'atto è nominato principe Aimone di Savoia e che si firma come Aimone di Savoia''.

Secondo Bordonali ci fu un errore di trascrizione: ''Nella notazione del frontespizio del documento -prosegue- c'è la dizione Savoia-Aosta. E' chiaro che quando l'ufficiale di Stato Civile del Comune, cessata la competenza del presidente del Senato dopo l'entrata in vigore della Costituzione del '48, trasferì questi atti al Comune, nel trascrivere non capì la situazione complessa in cui c'erano nomi familiari, titoli nobiliari e altro, si riferì all'intestazione dell'atto della cartella e copio' la dichiarazione senza leggere o capire l'atto, cosa che lui non era tenuto a fare, scrivendo Amedeo di Savoia Aosta. Nell'atto però il padre di Amedeo di Savoia Aosta, si firmava Aimone di Savoia. E siccome per estensione il cognome del padre passa automaticamente al figlio, secondo il diritto civile vigente allora e ora, il figlio si chiama Amedeo di Savoia''.

Il duca d'Aosta, quando ''fu trascritto l'atto in modo sbagliato, avrebbe dovuto chiedere la rettifica -conclude Bordonal i- ma non lo fece perché aveva solo 7 anni''. Adesso la parola passa alla Corte d'Appello di Firenze.