Roma, 1 feb. (Adnkronos) - Sono in corso alcune perquisizioni nell'abitazione romana della giornalista de ''Il Giornale'', Anna Maria Greco.
A disporle - riferisce una nota del quotidiano di via Negri - è stata il pubblico ministero Silvia Sereni e a quanto risulta il provvedimento è stato disposto per la presunta violazione dell'articolo 323 del codice penale, quello relativo all'abuso d'ufficio. La perquisizione è avvenuta nell'ambito di un'indagine avviata dalla Procura di Roma in seguito a un esposto presentato dal Csm quando sul 'Giornale' apparve giorni fa un articolo riguardante il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini dal titolo 'La doppia morale di Boccassini'.
"I Carabinieri hanno fatto irruzione a casa della giornalista intorno alle nove: hanno sequestrato il computer di Anna Maria Greco e persino quello del figlio della cronista. Nel provvedimento di notifica si legge che altre perquisizioni saranno effettuate all'interno della redazione romana del quotidiano".
L'esposto del Csm ha chiamato in causa il consigliere laico del Consiglio superiore Matteo Brigandì al quale è stata attribuita la responsabilità di aver diffuso le notizie sulla Boccassini nel servizio firmato da Anna Maria Greco. Brigandì è stato iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio e l'indagine è diretta dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani.
"Non ho niente da dire", afferma in merito Brigandì all''Adnkronos. Mentre il Guardasigilli Alfano ricorda di non conoscere ''gli atti della Procura di Roma, quindi non posso sapere se Brigandì è indagato".
Intanto il direttore del 'Giornale' Alessandro Sallusti insorge: ''Per l'ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale''.
''La perquisizione nell'abitazione privata della collega Anna Maria Greco, autrice dell'articolo che conteneva sentenze pubbliche del Csm, non solo è un atto intimidatorio ma una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa. Stupisce che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi''.
In difesa della cronista si schiera anche il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi: "Oggettivamente, non se ne può più. Nello scontro politica-magistratura non possono essere chiamati a pagare i giornalisti se danno notizie, ancorché su di esse e sulla loro valenza in termini di interesse pubblico, ciascuno possa avere opinioni diverse. La perquisizione di oggi a carico della collega del 'Giornale' appare, allo stato, assolutamente incomprensibile, oltreché, nei fatti, pesantemente invasiva".