Roma, 14 dic. (Adnkronos/Ign) - ''E' stata una vittoria politica''. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo alla presentazione del libro di Bruno Vespa 'Il cuore e la spada', commenta soddisfatto la lunga giornata che lo ha visto incassare la fiducia in Parlamento. Una vittoria che, secondo quanto dichiarato a caldo ai deputati del Pdl, il Cavaliere si aspettava. "Non c'è una maggioranza alternativa e quindi si va avanti", ha precisato il premier che nel pomeriggio è salito al Colle per riferire sul voto.
"Il presidente della Repubblica - ha spiegato - ha espresso chiaramente che ora una campagna elettorale non sarebbe nell'interesse del Paese". Il premier ha detto che la Lega "non ha torto" quando parla di possibilità di andare alle urne, perché "sarebbe certamente convenienza della Lega e nostra andare alle elezioni" ma "sono convinto che in questo momento il Paese non abbia bisogno di una campagna elettorale".
"Certamente - ha continuato - il capo dello Stato tiene a che il governo e la maggioranza siano i più solidi possibili". Il Cavaliere ha detto di ritenere verosimile un tentativo di ampliamento della maggioranza alla luce del fatto che "alcuni deputati possono pensare di rientrare nei ranghi del Pdl e della coalizione". Il presidente del Consiglio ha fatto riferimento anche all'Udc di Pier Ferdinando Casini e a quei "democristiani di sinistra che non vogliono stare più nel Pd".
Berlusconi ha quindi escluso ''ogni possibile forma di trattativa con il partito di Fini, anche per il comportamento di alcuni suoi uomini culminato con il discorso in Aula di Italo Bocchino". Il premier ha chiarito che "non c'è stata alcuna espulsione nei confronti di nessuno da parte del Pdl", riferendosi a quanto avvenuto nell'ufficio di presidenza del Pdl del 29 luglio scorso. ''E' tutta una menzogna - ha ribadito - il Pdl non ha mai espulso nessuno, tantomeno Fini. Hanno costruito tutta sulla menzogna la loro campagna. Abbiamo avuto sempre un grande rispetto per Fini presidente della Camera".
Dopo la vittoria alla Camera, il premier ha chiesto dunque alla Lega il via libera politico all'allargamento della maggioranza e il Senatur gliel'ha accordato: ''Non c'è nessun veto all'ingresso dei centristi''. In cambio, raccontano, il Carroccio ha avuto garanzie sul federalismo e sul fatto che se con pochi voti non si riuscirà a governare la strada obbligata sono le elezioni. La Lega, infatti, non demorde e spinge per il voto (per Calderoli ''il governo non mangerà la colomba''), convinta che una maggioranza così risicata può solo logorare e non certo far governare il Paese.
Parato il colpo il Pdl passa al contrattacco di Fli, e invita Gianfranco Fini a trarre le conseguenze con le dimissioni. Dice Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl: ''Ora il presidente della Camera deve riflettere attentamente su quello che pacatamente gli abbiamo detto in aula''. "E' stato sconfitto un disegno di destabilizzazione", aggiunge poi. A questo punto "sono impossibili il governo cosiddetto di responsabilità o tecnico". Il capogruppo spiega che la fase che si apre ora "si basa sul nucleo Berlusconi-Pdl e Lega che deve fare i conti con i problemi della società italiana e con i numeri".
''Questa era una sfida che non ammetteva il pareggio e ha vinto Berlusconi'', ha aggiunto poi il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. ''Intendiamo continuare a governare, a seguire il programma della legislatura, vista l'autosufficienza dal punto di vista parlamentare che non è ampia ma è quella che oggi serviva per vincere''. Quanto all'apertura annunciata ieri dal premier ai moderati, il ministro dice: ''non ho un solo dubbio che ciò accadrà. Berlusconi ha annunciato che lo farà e, dopo la fiducia concessa, sarà coerente. Farà il lavoro che il capo di un partito e il capo di un governo può fare per dare una grande casa ai moderati, che sono dal 1948 la maggioranza degli italiani''.
Il ministro per la Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, non usa mezze parole: ''Ora Fini dovrebbe dimettersi dalla presidenza della Camera. Chi si è reso artefice e responsabile di questa'' spaccatura all'interno della maggioranza che ha portato a un nuovo voto di fiducia, ''deve trarne le dovute conseguenze. Le dimissioni, secondo me, si impongono''.
A puntare il dito contro Fini è anche il sottosegretario all'Attuazione del programma, Daniela Santanché: "Auguro una bella giornata anche per Gianfranco Fini. Si dimetta per ritrovare la dignità e l'onore anche nella sconfitta, e i valori di destra che lui aveva perso per strada".