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Bartoli, l'eleganza del Principe

Bartoli, l'eleganza del Principe
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Un corridore nato per le classiche di P. VIBERTI
BOLOGNA, 23 maggio - Il Giro d’Italia è occasione ghiotta per rivedere vacchi amici. Ci si incontra, ci si scontra, ci si racconta, ma ti ricordi quella volta che...., un’eterna rimpatriata tra compagni d’avventura, alla ricerca di “quella che volta che...”. Il protagonista di oggi si chiama Michele Bartoli, pisano che fra tre giorni compirà 39 anni, professionista eccelso per tredici anni prima di appendere la bici al chiodo nel 2004 anche a seguito dei postumi dei gravi infortuni riportati in carriera: la rottura della rotula del ginocchio destro al Giro di Germania 1999 e la frattura al bacino nel Giro d'Italia 2002, sempre in Germania, a Munster.

PRINCIPE - Elegante come un principe, gentile, scaltro, un corridore nato per le classiche, fu l’ultimo grande italiano amato nella regione fiamminga persino di più di un corridore belga. Bartoli ha vinto 57 corse, indossando per un giorno la maglia rosa nel Giro 1998. Furono successi probanti, quelli di Michele, sette volte primo in prove di Coppa del Mondo (vinte nel ‘97 e ‘98), trionfando due volte nella Liegi-Bastogne-Liegi e al Giro di Lombardia, una volta al Giro delle Fiandre, all'Amstel Gold Race, alla Freccia-Vallone, alla Tirreno-Adriatico, al Campionato di Zurigo e al Giro dell'Emilia.

IMPRESA - La grande impresa Michele la realizzò alla Liegi del 1997, quando si ritrovò in fuga nel finale con due compagni di squadra sopraffini come Jalabert e Zulle. Ma nonostante questi ultimi cercassero a turno di evadere, fu proprio il pisano a rintuzzare ogni loro tentativo per poi involarsi imprendibile sulla collinetta di Ans. Oggi Bartoli lavora per la candidatura di Firenze del mondiale su strada del 2013. E’ magrissimo come allora, simpatico come allora, spumeggiante, vitale, propositivo. Va in bici tutti i giorni, organizza una GranFondo che porta il suo nome e che riunisce miliaia di appassionati. E’ un pezzo di storia del ciclismo, un pezzo della mia vita nel mondo delle due ruote, un amico di cui vado orgoglioso.Paolo Viberti
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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