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Diario di Giro: l'omaggio di Bologna

Diario di Giro: l'omaggio di Bologna
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© Foto Liverani
 
Giornata dedicata ai gemellaggi per la corsa del Centenario: i cento anni del Bologna calci e i cento del Nobel a Guglielmo Marconi di B. CONTI
BOLOGNA, 23 maggio - Giornata dedicata a suggestivi gemellaggi al Giro d'Italia del Centenario. I cento anni del Bologna calcio, i cento anni del Nobel a Guglielmo Marconi. La città di Bologna ha voluto ricordare con simpatia e struggimento queste ricorrenze in una giornata davvero calda anzi caldissima ed un po' speciale. Si arrivava lassù col colle di San Luca. Ma il Quartier Tappa con tanto di sala stampa era piazzata all'interno dello stadio Dall'Ara, proprio sotto San Luca.

La presidentessa del Bologna Francesca Menarini faceva gli onori di casa con tanto di scongiuri in vista della partita col Chievo. Senza nascondere tensioni e paure. Ha voluto conoscere Gimondi, che era con noi in sala stampa. Ha voluto sapere dei suoi duelli con Eddy Merckx, abbiamo riproposto quell'episodio che già fa parte della leggenda, quello relativo al Mondiale '71, si correva a Mendrisio come quest'anno. Per star dietro a Merckx in salita, pur di arrivare con lui allo sprint, piazzandosi regolarmente secondo, quel giorno Felice strinse così tanto i denti in senso vero, letterale che la sera scoprì d'essersi slogata la mascella.

Il Giro, il Bologna, il Nobel della fisica a Marconi. La città di Bologna ha realizzato un tris davvero storico nel ricordo anche della prima tappa in assoluto della prima edizione della corsa rosa. Si partiva da Milano e si arrivava a Bologna. Ma erano troppo vicine le due città per le tappe di quei giorni. Ed allora per allungare un po' il tiro si passò dal Veneto, 397 km di fatiche immani, il via alle 3 di notte, l'arrivo a metà pomeriggio. Vinse Dario Beni, romano che correva con bici Bianchi. I corridori riposarono poi due giorni a Bologna prima di ripartire per quella seconda maratona, da Bologna a Chieti, 378 km. Erano i giganti, i forzati della strada. I pionieri. Un secolo dopo è sempre piacevoli ricordarli.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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