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Vecchio&Nuovo: Paolini, anatroccolo diventa cigno

Vecchio&Nuovo: Paolini, anatroccolo diventa cigno
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© Foto Liverani
 
Ex professionista, tre volte campione d’Italia della prova in linea su strada
MONTE PETRANO (PS), 25 maggio - Quasi in vetta al Monte Petrano, al termine di dieci chilometri di pendenza estrema, affrontata per giunta dai corridori dopo oltre duecento chilometri di fatica, incontriamo un volto conosciuto, anche se la corporatura è più pesante di un tempo. «Mi dai un passaggio sino alla vetta?». Accogliamo volentieri l’invito dell’apparente sconosciuto tifoso e la porta dell’ammiraglia di Tuttosport s’apre di colpo. Un attimo ed è festa, perché il tifoso è tutt’altro che anonimo. Ritrovo dopo anni il volto sorridente di Enrico Paolini, ex professionista di valore, addirittura tre volte campione d’Italia della prova in linea su strada.

ANATROCCOLO - E pensare che da dilettante Paolini non si mise certo in mostra per un feeling particolare con il traguardo, anzi. Furono i molti a pronosticare per lui la fine della carriera al cospetto di un passaggio nella massima categoria che pareva francamente un azzardo, se non un’illusione assoluta. E invece nel 1969 Paolini venne raccomandato alla Scic da un suo compagno di squadra, il fortissimo Walter Franzoni, che chiese di poter avere al suo fianco nell’avventura tra i prof quell’amico che magari non andava fortissimo ma che era di sicuro affidamento.

CIGNO - E fu così che Paolini diventò un cigno, da brutto anatroccolo che era, mentre Franzoni non rispettò affatto quanto di esaltante si diceva di lui. Per Enrico, invece, addirittura sette tappe al Giro, cinque in quello di Svizzera, i tre campionati italiani che abbiamo citato più un’infinità di vittorie e piazzamenti nelle classiche italiane. Tutto ciò nonostante a soli 24 anni avesse ventilato l’intenzione di smettere, «perché gli altri andavano molto più forte».

RAMMARICO - Paolini avrebbe potuto vincere anche una classicissima come il Giro di Lombardia, nella stagione 1975, dopo aver conquistato pochi giorni prima il Giro dell’Emilia, ma a precederlo fu un certo Francesco Moser, allora ventiquattrenne: «Ma essere battuto da un campione come lui fu una consolazione assoluta. Era come se l’avessi vinto io, quel Lombardia».Paolo Viberti
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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