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Gilbert trionfa alla Liegi. L'azzurro Nibali arriva ottavo

Gilbert trionfa alla Liegi. L'azzurro Nibali arriva ottavo
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© REUTERS/FRANCOIS LENOIR
 
Tris del belga dopo Amstel e Freccia. Sul podio anche gli Schleck
LIEGI (BELGIO), 24 aprile - Quattro trionfi in dieci giorni. Un percorso fantastico quello del belga Philippe Gilbert, che si conferma il re delle classiche e aggiunge la vittoria nella Liegi-Bastogne-Liegi, a quelle ottenute nella Freccia del Brabante, nella Amstel Gold Race e nella Freccia Vallone. Per Gilbert quello odierno è il successo che conta di più, perchè conquistato nella corsa a cui teneva maggiormente, e che sognava di vincere fin da bambino. Un belga non vi primeggiava da dodici anni, ma il digiuno finisce grazie a questo fuoriclasse che tiene fede alle previsioni della vigilia andandosene dal gruppo dei migliori (la 'scrematurà decisiva c'era stata sul 'Cote de la Roche aux Faucons', a 20 km. dall'arrivo), assieme al belga Greg Van Avermaet, che poi perde contatto, ed ai due rivali più pericolosi, i fratelli lussemburghesi Franck ed Andy Schleck.

LA FELICITA' - L'unione dovrebbe fare la forza, ma nella volata finale, dopo un leggero tratto in salita, negli ultimi trecento metri Gilbert impone la legge del migliore, nonostante la classe ciclistica dei due rivali. «È il giorno più bello della mia carriera - dice un Gilbert in estasi dopo l'arrivo, acclamato dalla folla -. Ho sempre sognato questo momento, e finalmente è arrivato. La corsa è andata esattamente come volevo, e devo ringraziare i miei compagni di squadra che hanno fatto un ottimo lavoro, anche sapevo che rischiavo di perdere. E giù il cappello davanti ai fratelli Schleck - ha aggiunto - che hanno fatto un ottimo lavoro d'equipe e mi hanno dato del filo da torcere fino a pochi metri dal traguardo. Sono stati gli unici che temevo potessero battermi, ma alla fine ce l'ho fatta e sono felice non solo per me stesso ma anche per tutta queste gente venuta a vedermi ed a fare il tifo per me». Franck Schleck incassa i complimenti e prende la mancata vittoria (è arrivato secondo) con filosofia. «La delusione c'è, ma non ho rimpianti - spiega -. Gilbert anche oggi era il più forte. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro, e non abbiamo fatto come altri, che nel giro delle Fiandre ed alla Parigi-Roubaix hanno corso con l'unico obiettivo di non far vincere Fabian Cancellara». Anche oggi l'Italia del pedale, sebbene la Liegi avesse piazzato il traguardo in una zona della città ad altà densità di emigrati italiani e loro discendenti, non ha fatto più di tanto ma è andata comunque meglio di altre volte, grazie all'ottavo posto di Vincenzo Nibali, che lavora soprattutto per fra crescere la condizione in vista del Giro. «Ala partenza non mi sentivo tanto bene - rivela il siciliano - poi in corsa è andata meglio, anche se nel finale ho sofferto i continui cambi di ritmo. Ho cercato di gestirmi sulle salite e per me è stato importante aver tenuto una gara svoltasi su questi ritmi. Certo però che alla fine ero proprio esausto». L'importante è che non lo sia al Giro: Gilbert è il re delle classiche, ma la corsa rosa non dura certo solo un giorno, e Nibali spera di ricordarsi di essere quello che l'anno scorso ha vinto la Vuelta.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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