È tornato il Settebello. Italia campione del mondo
Gli azzurri della pallanuoto hanno battuto in finale la Serbia per 8-7 ai supplementari (6-6 dopo i tempi regolamentari) nella finale di Shanghai. Reti di Gallo, Aicardi (tripletta), Figlioli, Presciutti (doppietta) e Felugo
© LaPresseSQUADRA INTELLIGENTE - La testa più che le braccia, l'intelligenza più che la fisicità e una difesa impressionante hanno messo in trappola i serbi:il Settebello ricostruito in nemmeno due anni, passato dai fasti degli anni '90 al buio dei 2000, adesso non solo vince, ma gioca la pallanuoto più bella del mondo. Merito, dicono i ragazzi del nuovo dream team, di quel ct-fenomeno-genio che ha fatto della panchina una missione, trasmettendo dal cuore all'acqua quel fuoco sacro che lui non ha mai smesso di alimentare. Per questo dopo aver battuto tutti qui a Shanghai - Sudafrica, Usa, Germania, Grecia, Spagna, Croazia - ha superato anche l'ostacolo che sembrava impossibile. Agli altri, ma noi ai sette belli: tutti in acqua per compiere l'impresa da Valentino Gallo che ha regalato il primo vantaggio azzurro, fino alle doppiette di Matteo Aicardi e di Christian Presciutti, romanista nel sangue che non perde l'occasione per festeggiare i gol alla Totti (il suo capitano di riferimento fuori dalla piscina): dito in bocca e mimo del ciuccio, dedica alla piccola Chloe nata proprio alla vigilia dei mondiali.
AVVERSARI STOICI, FESTEGGIA CAMPAGNA - La Serbia ci ha provato a non andare in confusione, stando sempre in gara: 6-6 dopo i quattro tempi regolamentari, un rigore segnato e già uno parato dal portierone azzurro Stefano Tempesti, ai supplementari l'Italia torna prima in vantaggio con Aicardi e poi si fa riprendere da Filipovic. Sul 7-7 la chiave del match: terzo penalty fischiato per i serbi, Udovicic - l'uomo che aveva ripreso in mano il match - si fa parare da Tempesti. Minuti: poi è Maurizio Felugo che mette dentro la palla che regala il sogno. E alla fine piange, prima che esploda la gioia collettiva. «I fenomeni sono loro - urla Campagna - in Italia quando si fa gruppo si arriva in alto. A un certo punto ho detto a tutti "liberate la mente" e hanno reagito in maniera fantastica. Un rigore inesistente e la parata di Stefano su Udovicic che stava riaprendo la gara: Tempesti lo ha ucciso mentalmente. Il resto è sotto gli occhi di tutti: un risultato straordinario, una partita epica. Non siamo mai crollati. I serbi nel sottopassaggio gridavano per intimorirci e lì sono cresciuti i giocatori. Concentrazione e tenuta mentale, davvero incredibili».
SUPER ITALIA - Italia d'oro, davanti alle superpotenze Serbia e Croazia: le stesse che Campagna ora spera di ritrovare sul podio olimpico «non importa in che ordine». Il pensiero con dedica degli azzurri va ad Andrea Mangiante, giocatore squalificato due anni dal Tas per un rapporto troppo alto testosterone/epitestosterone: «Doveva vincere con noi» dicono gli azzurri. Poi si esaltano di nuovo. «Abbiamo giocato da fantascienza - dice Felugo - li abbiamo spaccati tutti in due, hanno provato a toglierci questo oro. Ma siamo noi, siamo noi i campioni del mondo siamo noi...». Altre note, stessa musica: si riapre un ciclo vincente, torna il sogno. E ci si sveglia con l'oro più Settebello che mai.Â
CAPITAN TEMPESTI, CHE CAMPIONE! - Un capitano, c'è solo un capitano. Intorno è festa vera e lui ha ripreso a parlare perchè di parare non aveva mai smesso: nella favola mondiale che fa tornare sul gradino più alto del podio la pallanuoto azzurra, Stefano Tempesti, 32 anni, di Prato, 2 metri e cinque di tecnica e determinazione è l'uomo dei miracoli. Dei tre rigori fischiati alla Serbia nella finalissima vinta dal Settebello, due li ha stoppati in mezzo ai pali. E la storia sarebbe stata un'altra se il Buffon in calottina non avesse nella testa e nelle braccia quell'estro che adesso fanno di lui il numero uno in tutti i sensi: aveva fatto un fioretto laico. Muto per tutto il torneo «perché servivano i fatti, non le parole» dice adesso che la tuta è pregna d'acqua per il doppio bagno in piscina e l'oro al collo risplende come non mai. «Questa è un'Italia straordinaria - dice il portierone, che bacia la palla ogni volta che compie le sue magie - erano troppi anni che inseguivamo risultati prestigiosi: i complimenti vanno a Sandro che in meno di due anni ha saputo compensare lacune fisiche e tecniche con una forza mentale che è il segreto di questo Settebello». Nella finale lui, anche dalla porta, è sempre stato al centro del match: ha incoraggiato e trasmesso tranquillità ai compagni, perché dopo anni di nulla il titolo non doveva sfuggire. L'antipasto gli azzurri lo avevano assaggiato con il doppio argento europeo-World League. Ma il mondiale è altra storia. «L'Italia ha una grande testa e gioca in questo momento la migliore pallanuoto al mondo» dicono i serbi. «Adesso siamo pronti per continuare, non siamo affatto appagati - prosegue Tempesti - abbiamo fatto un mondiale strepitoso, preparato con forza e determinazione. Questa è la strategia. I rigori? Beh, ogni tanto serve anche un po' di fortuna...». Ma parare non è l'unica mission di Tempesti: dal suo recinto cerca di «trasmettere tranquillità ai compagni, io dovevo restare sereno, altrimenti avremmo perso tutto. E con una squadra così sarebbe stato davvero un peccato e ingiusta una sconfitta». Le gambe avranno pure cominciato a tremare quando la Serbia dall'affanno era tornata a farsi offensiva: «Ora siamo pazzi di gioia, hanno provato a toglierci questo oro - dice Maurizio Felugoi, l'uomo palla-partita-mondiale, riferendosi all'arbitraggio che ha dato tre rigori ai serbi - del resto bisogna cominciare a vincere per guadagnarsi il rispetto. E quando è arrivata la paura ci ha pensato Stefano a fare il resto». Tempesti, un solo capitano.
TABELLLINO - Serbia-Italia 7-8 d.t.s. (6-6; 0-1, 2-0, 1-4, 3-1, 1-2). Serbia: Soro, Avramovic, Gocic, V. Udovicic 1, Cuk 1, D. Pijetlovic, Nikic, Aleksic, Radjen, Filipovic 2 (1 rig), Prlainovic 1, Mitrovic, G. Pijetlovic 1. All. D. Udovicic. Italia: Tempesti, Perez, Gitto, Figlioli 1, Giorgetti, Felugo, Figari, Gallo 1, Presciutti 2, Fiorentini, Aicardi 2, Deserti, Pastorino. All. A. Campagna. Arbitri: Tulga (Tur) e Koganov (Aze) Marcatori: nel pt 1'43" Gallo; nel st 1'42" Prlainovic, 4'20" Cuk; nel tt 0'28" Aicardi, 2'56" Filipovic, 3'40" Aicardi 3-3, 5'36" Figlioli, 7'38" Presciutti; nel qt 1'47" Udovicic, 2'29" Presciutti, 4'00" D. Pijetlovic, 5'25" Filipovic 6-6 (rigore); nel pts 0'17" Aicardi, 0'45" Filipovic, 3'25" Felugo. Note: usciti per limite di falli Aleksic, Deserti e Gitto nel quarto tempo. Tempesti ha parato un rigore a Filipovic nel quarto tempo e uno a Udovicic nel primo supplementare. Espulso Pastorino dalla panchina per proteste nel primo tempo supplementare. Superiorità numeriche: Serbia 3/12 +3 rigori e Italia 4/13. Spettatori 3.500.
LA STORIA DEL SETTEBELLO - Tempesti, Figlioli o Perez sono solo gli ultimi nomi. I volti che rinnovano una leggenda dello sport italiano. Basta citarne il soprannome, Settebello. E basta lasciarsi portare dalla tradizione secondo cui sarebbe stato Niccolò Carosio, a Londra '48, il primo a usare quell'etichetta, nata dalla Rari Nantes Napoli. La squadra vincente di quel periodo, i cui giocatori passavano il tempo delle lunghe trasferte a giocare a scopa. Eraldo Pizzo e i suoi fratelli, verrebbe da dire. Perché da quell'oro olimpico di Londra - il primo di tre - a oggi la storia si è interrotta a volte, ma non è mai finita. Con i Cesare Rubini, i Pizzo, Franco e Pino Porzio, Ferretti, Pomilio, e i tecnici come Ratko Rudic, o i giocatori poi ct come Sandro Campagna. Dopo tre olimpiadi, due mondiali e tre europei, a Shanghai l'Italia della pallanuoto conquista per la prima volta un oro - il primo 17 anni dopo l'ultima volta - senza schierare nemmeno un giocatore nato in Campania. Un fatto eccezionale se si pensa che "Settebello" è il soprannome dato alla nazionale italiana nel 1948 perché la gran parte dei suoi componenti venivano dalle fila della Rari Nantes Napoli, ribattezzata così dalla carta più pregiata della scopa cui giocavano quei campioni.
GLI ALTRI ORI - Prima del successo sulla Serbia - con il contributo inedito degli oriundi Amaurys Perez (Cuba) e del brasiliano naturalizzato australiano Pietro Figlioli - gli ori della pallanuoto maschile a livello mondiale sono stati cinque (tre olimpici e due mondiali). Nelle fila delle squadra che vinse ai Giochi del 1948 (Londra) c'era Cesare Rubini, poi divenuto giocatore e allenatore di basket. Stella del gruppo del 1960 (oro a Roma) era Eraldo Pizzo, detto il "Caimano". Altro oro nel 1978 (mondiali a Berlino). Allora non esisteva una finale diretta, ma il girone all'italiana. Gli altri due trofei - con Radko Rudic Ct e con Campagna in acqua - sono stati vinti dagli azzurri contro la Spagna (ai supplementari) alle olimpiadi di Barcellona 1992 (in acqua c'erano anche i fratelli Pino e Franco Porzio) e ai tempi regolamentari contro la Spagna ai Mondiali di Roma del 1994. A livello mondiale, invece, l'Italia aveva perso la finale contro la Jugoslavia nel 1986 (a Madrid, allenatore Fritz Dennerlein) anche lì ai supplementari (ben otto). Anche l'ultima finale mondiale, quella del 2003 a Barcellona contro l'Ungheria, finì ai supplementari e con una sconfitta. In assoluto l'ultimo oro vinto dal Settebello era datato 1995, campionati Europei di Vienna, il primo dopo la "rivoluzione" di Rudic che aveva mandato via tutti i senatori, ma in quella squadra c'erano due che oggi sono in panchina vicino a Campagna, vale a dire il vice Pomilio e il team manager Attolico.



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