Prima medaglia per la valanga azzurra. L'oro è andato al norvegese Aksel Svindal, medaglia di bronzo per il francese bronzo David Poisson
© Action Images / Reuters/LEONHARD FOEGER
SCHLADMING - È d'argento e di qualità eccellente, visto che è arrivata in discesa, la prima medaglia italiana ai Mondiali di Schladming. L'ha vinta correndo al limite - è proprio il caso di dirlo - il giovane talento azzurro-sudtirolese Domink Paris, il vincitore delle discese di cdm Bormio e di Kitzbuehel che non ha mancato l'obiettivo nella competizione iridata. L'oro - il quinto in carriera, il secondo in discesa dopo quello dei Mondiali 2007, è andata al norvegese AkselSvindal, una sorta di predestinato. Bronzo, più che mai a sorpresa, per il francese David Poisson che mai in cdm era salito su un podio. Per l'Italia è la prima medaglia a questi mondiali, per Svidnal è la seconda personale su due gare dopo il bronzo in supergigante, per la Francia la seconda ed ancora una volta nella più totale e piacevole incredulità dopo l'argento di Gauthier De Tessieres in supergigante, mandato in pista come riserva: neanche lui mai era salito su un podio in cdm. I 3.334 metri della Palani - tutta curve e tantissimi dossi ed onde - si sono rivelati davvero pista difficilissima in cui sbagliare era la cosa più facile soprattutto perchè nuvole basse ed una leggera nevicata per lunghi tratti della gara hanno creato seri problemi di visibilità. E poi il muro finale, con una serie di quattro micidiali curve su cui si richiedevano doti di grandi equilibristi per non finire fuori linea, ha fatto il resto. Il fatto che lo sconosciuto Poisson, pettorale 13, si fosse portato inaspettatamente in testa ha fatto capire a tutti che la gara era davvero complicata, che servivano non solo bravura ma anche gran coraggio e soprattutto una certa dose di fortuna per non sbagliare in maniera irrimediabile andando giù a 100 km all'ora con questa visibilità precaria.
Tanto che il titolatissimo azzurro Christof Innerhofer, solo 14/o, ha ammesso: "
Non vedevo nulla. Subivo curve e dossi. Non sono mai stato in gara". Di errori, alla fine, ne hanno fatti tutti, Svindal e Paris compresi. Ma hanno osato di più e sono riusciti a correggersi al momento giusto. Lo ha raccontato Paris che su un'onda del terreno ha spigolato rischiando di volar fuori e dire addio alla gara ed alla medaglia. Invece ha recuperato. Del resto, con l'eccezione di Svindal, i tempi intermedi del cronometraggio hanno quasi sempre dato risultati alterni: avanti in un passaggio e indietro nell'altro con i conti che, inevitabilmente, si sono fatti alla fine. Ed i conti hanno dato ragione a Svindal, a Paris e pure allo strabiliato Poisson. Dopo Paris 2/o, l'Italia in classifica si ritrova così con Peter Fill 11/o, Innerhofer 14/o e Werner Heel 16/o. Ma la classifica inganna se vuol significare demerito per chi non ha preso la medaglia. Altri grandissimi atleti hanno ottenuto in questa discesa al buio risultati ben peggiori. Chiedetelo ai padroni di casa, gli austriaci del Wunderteam, lo squadrone delle aquile che sognava di stravincere sulla pista di casa che conoscono a menadito e sui cui si sono allenati in ogni condizione. Niente: zero medaglie.
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