Roma, 11 nov. (Adnkronos) - "Ho fatto il mio dovere, sono venuto a rendere conto. Pero' penso che oggi il Parlamento avrebbe dovuto riunirsi per esprimere solidarieta' agli amministratori e al popolo del Veneto, alle prese con una catastrofe di grandissime proporzioni, e invece stiamo qui a discutere del crollo di un tetto, questa e' la verita'". Lo ha detto il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, parlando con i giornalisti al Senato, dopo l'informativa sul crollo della Casa dei Gladiatori di Pompei.
Bondi ha aggiunto che quella dell'opposizione nei suoi confronti "e' stata un'aggressione totalmente ingiustificata", un'aggressione "politica" in cui si e' visto che "la cultura non c'entra niente".
Durante il suo intervento nell'aula di Palazzo Madama, il ministro ha ricordato come nell'aprile del 2001 crollò una parte "delle Mura aureliane e nel maggio dello stesso anno una caduta di parte della Domus aurea" quando "ministro era Giovanna Melandri. E a nessuno venne in mente di chiedere le sue dimissioni". Bondi ha ribadito quanto detto ieri alla Camera circa il fatto che si dimetterebbe se ritenesse di avere responsabilita' per l'accaduto, ha detto che "una mozione di sfiducia non sarebbe un'onta per me ma per chi la presentasse".
Critico Pierluigi Bersani: "Ho sentito Bondi dire che deve vergognarsi chi chiede le sue dimissioni: siamo al surreale", dice il segretario del Partito democratico che aggiunge: Il fallimento del governo e' sulla cultura. Bondi dice che il ministero non ha responsabilita', noi cercheremo di dargli ogni aiuto per comprendere quali sono le sue responsabilita'. Noi facciamo una denuncia generale della politica dei beni culturali: un disastro sotto ogni profilo". Il leader Pd ha spiegato che "il rito del 'ghe pensi mi' ha portato a pensare che con la Protezione civile si possa tutelare il patrimonio".
Durante l'informativa, il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda ha puntato il dito contro il ministro e il presidente del Consiglio: "La piu' grande responsabilita' politica di Bondi e' quella d'essere stato complice di un uomo che di Pompei non sa nulla e che quando si parla di cultura pensa subito alla Tv e al grande fratello". "Scegliendo Sandro Bondi come ministro per i Beni culturali temo che il presidente Berlusconi, con la sua nota mancanza di senso dello Stato, non si sia preoccupato tanto dell'attitudine a fare il ministro quanto della fedelta', che per lui conta piu' di qualsiasi competenza ministeriale".
Per Zanda, "l'errore del ministro e' stato l'essersi sollecitamente accodato, forse per fedelta', forse per incapacita', alla disinvoltura con la quale Berlusconi ha governato l'Italia con le ordinanze di Protezione civile, senza riflettere che Pompei e il Foro romano sono cose molto diverse dalle alluvioni e dai terremoti o dai grandi eventi. L'altro gravissimo errore di Bondi -ha aggiunto- e' stato non aver saputo o voluto fare del nostro patrimonio culturale una priorita' assoluta tra le politiche del governo".
"Anche gli Stati, come le persone -ha proseguito- quando le risorse sono limitate, debbono saper scegliere come impiegarle al meglio e non buttarle via in scelte capricciose. Obama nel pacchetto anticrisi ha aumentato del 30% il budget dell'Agenzia per le arti. Sarkozy ha aumentato del 10% i contributi alla cultura. La Merkel ha stanziato 12 miliardi per istruzione, ricerca e sviluppo, oltre a 1,5 miliardi per la cultura. Finanziando la cultura questi paesi investono nel loro futuro. Invece Bondi -ha continuato Zanda- ha colpevolmente taciuto quando il suo governo sperperava. Non ha difeso il suo ministero".