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Basket, 'Vorrei la pelle nera': solidarietà per Abiola

Basket, 'Vorrei la pelle nera': solidarietà per Abiola
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Tutti i cestisti con la faccia dipinta dopo l'episodio di razzismo
ROMA, 14 aprile - Da anni ormai il nero dei campioni è dominante sui campi di basket, ma questo fine settimana i palazzetti italiani saranno quasi tutti di un unico colore. E di nero si tingeranno anche gli spalti. Una giornata eccezionale, senza precedenti, quella che la pallacanestro si appresta a vivere. In nome della lotta a ogni forma di razzismo. "Vorrei la pelle nera" è lo slogan della campagna promossa dalla Federbasket, che dopo gli insulti ad Abiola Wabara, azzurra di colore della Bracco Geas Sesto San Giovanni, dalle parole di solidarietà è passata ai fatti, raccogliendo adesioni unanimi da parte di Lega di Serie A, Legadue, Lega Nazionale Pallacanestro, Legabasket Femminile, Usap, Giba e Aiap. Ma la polemica non si placa: non c'è stato alcun episodio di razzismo, Abiola si scusi, dicono gli ultrà di Como e Cantù. «Hanno perso un'altra occasione», risponde il presidente della Bracco. Mentre lei, l'azzurra 'coloured', applaude la Fip. "Bellissima iniziativa, speriamo serva a far riflettere".

LA SCELTA - Contro i tifosi razzisti il presidente Fip Dino Meneghin vorrebbe di più: "le società li individuino e li caccino, li prendano per la collottola e li portino fuori, così come fanno negli Stati Uniti. Così questi mentecatti capiscono come comportarsi". "Non vogliamo che queste cose si ripetano" insiste Meneghin, che non esclude che anche nel basket, come avviene già nel calcio, possa essere introdotta una norma che permetta agli arbitri di fermare le partite in caso di cori razzisti. Intanto dagli ultrà di Como e Cantù arriva una dura presa di posizione: "noi al palazzetto non c'eravamo, ingiuste le accuse e ancora più ingiuste perchè quegli insulti razzisti non ci sono stati". E concludono: "Abiola Wabara si scusi con noi e soprattutto con chi il razzismo lo subisce davvero". Ma all'iniziativa della Fip plaude il presidente del Coni Gianni Petrucci . "Gli episodi del basket femminile degli ultimi giorni non li chiamo razzismo - dice a Radiosportiva Dan Peterson, coach di Milano - ma di ignoranza. Aderiamo, a tutto, chiaramente, se può servire a cambiare qualcosa".

LA SOLIDARIETA' - Intanto per Wabara si mobilita anche la squadra di calcio dei dilettanti della Pro Sesto, che ha deciso di scrivere sulla maglietta che indosserà domenica, prima della partita di campionato in programma a Brembate, la scritta "Abiola Wabara una di noi!". La campagna della Fip nasce dagli insulti e gli sputi rivolti all'azzurra di origini nigeriane mercoledì scorso da un gruppo di tifosi della Comense in occasione di gara-2 dei quarti di finale dei playoff. Sul grave episodio non furono presi provvedimenti nè dagli arbitri nè dal giudice sportivo, ma è comunque scattata un'inchiesta da parte della procura federale su sollecitazione della stessa Fip. "Vorrei la pelle nera per potermi riconoscere al fianco di Abiola Wabara come un fratello, come una sorella, e farle sentire tutta la mia solidarietà": inizia così il manifesto della campagna della Federbasket. Che conclude: "Vorrei la pelle nera rossa, verde, gialla. Vorrei avere la pelle di tutti i colori dell'anima, perchè ciò non accada più". È difficile trovare uno sport più multirazziale del basket (in serie A alcune squadre sono composte quasi interamente da stranieri). E che ci sia bisogno di una giornata come questa sembra quasi un paradosso. Ma tant'è. Tutti - giocatori ma anche pubblico - entrino nei palazzetti portando un segno visibile sulla pelle "in rappresentanza dei colori di tutte le etnie, per sentirci tutti uguali", è l'invito della Fip. Un segno di solidarietà e di civiltà come il rosa di una squadra di volley brasiliana per il compagno gay o ancora il nero dipinto in faccia dai calciatori di Treviso, anche qui per un loro compagno di origini nigeriane - Omolade - insultato dai loro stessi tifosi. Una giornata dunque importante per il basket e per lo sport, per fermarsi e riflettere. Ma c'è chi chiede altro. "È un peccato che iniziative come queste siano cos ì rare - dice Carlton Myers - Ci vuole qualcos'altro. Bisognerebbe fermare le partite, dare sanzioni, espellere chi incita alla violenza. E che i club che tollerano i tifosi fossero disposti ad accettare provvedimenti".

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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