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La lezione di Treviso, Djordjevic coach dell'anno

Squadra rivoluzionata per necessità, cessioni, futuro societario ancora incertissimo: eppure Djordjevic lancia i giovani e la Benetton è quasi qualificata ai playoff

La lezione di Treviso, Djordjevic coach dell'anno© Foto Ciamillo
TORINO - La lezione di Treviso e di Sasha Djordjevic è di quelle da sottolineare e tramandare. Perché questa non è una storia come tutte le altre. E’ l’ultimo anno dell’impegno Benetton, dunque con un budget ridotto. La società ha giocato la scommessa ponderata della serrata Nba prendendo e poi perdendo tre giocatori (Moore, Adrien e Scalabrine). Soprattutto, due dei tre sono partiti da un giorno all’altro. Poi c’è stata l’offerta di Milano-Armani per Alessandro Gentile. E, considerata l’opportunità per il ragazzo, la società ha accettato, mettendo nelle casse qualcosa. D’altro canto l’organico è stato rivoluzionato. Eppure Djordjevic ha continuato ad allenare come se niente stesse succedendo. La squadra ha perso qualche partita in più in campionato, ma Sasha - nel pieno rispetto dello spirito sportivo serbo - ha messo assieme i nuovi (Ortner, Thomas, Viggiano, Goree), fancedo molto di più. Ovvero dando spazio ai giovani. Carota e bastone, richiesta di impegno massimo in allenamento e fiducia.

Così ecco emergere uno dei pochi medagliati europei Under 20, il play De Nicolao. Ed ecco in campo i 221 centimetri di Ginone Cuccarolo. Anche grazie al loro rendimento (e ben al di là delle cifre) la Benetton è a un passo dalla qualificazione ai playoff di Eurocup (e con due turni ancora da giocare, dopo la vittoria bis sui russi di Kuban), attraverso un girone di Last 16 davvero difficile che comprende i ricconi della Lokomotiv Kuban, il Lietuvos rytas Vinius e l’Alba Berlino, quando invece avrebbe potuto affrontare la seconda fase di Coppa con spirito turistico e nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire. Anche perché, questo è il vero problema, il futuro non è affatto assicurato. Si attendono risposte da una cordata internazionale, ma il tempo stringe. A fine febbraio bisogna decidere. Il vicepresidente e a.d. Enzo Lefebre ha percorso ogni strada possibile, ma questa è la fotografia reale. Incertezza, speranza che potrebbe trasformarsi a breve in disperazione. Del resto è la realtà del basket italiano, laddove ogni giorno ormai si leggono grida d’allarme da parte di qualche club in A, s.o.s. in bottiglie che navigano per mari non frequentati. Ma non aspettatevi che a Treviso si rassegnino. Questa è una squadra in missione, ben allenata, con lo spirito di chi vive una sfida contro tutto. E tutti. Applausi, per gli uomini in verde. E candidatura d’ogglico per Sasha Djordjevic a coach dell’anno. Se non lui o il veneziano Mazzon chi altri?

Piero Guerrini
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