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James passeggia sui Cavs. J-Rich stende i Warriors

James passeggia sui Cavs. J-Rich stende i Warriors
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© Foto REUTERS
 
Tra i fischi ed il coro ‘Traitor’, Lebron chiude con 38 punti

CLEVELAND, 3 dicembre – Era il momento più atteso. Fino ad ora di erano viste solo magliette bruciate, cartelloni pubblicitari buttati giù, parole pesanti da parte di Dan Gilbert (il presidente dei Cavaliers gelatinato e tirato a lucido per l’occasione) e tanta esaltazione, ma anche qualche critica da parte di tutto il mondo cestistico. Dal giorno dell’ufficializzazione del calendario c’era una sola data cerchiata in rosso e che tutta America aspettava con interesse simile ad una Finale Nba o l’All Star Game: il ritorno del ‘Re’ nel regno ripudiato in diretta Tv con lo show più visto solo dietro al Super Bowl di Football, ‘The Decision’.

L’ACCOGLIENZA – Il buon senso ha avuto la meglio. Nessun gesto fuori posto, niente di sconsiderato e per il quale si era temuto nei giorni scorsi con tanto di discussioni sulla sicurezza dei giocatori, o meglio del giocatore, al momento di mettere piede all'Arena (agenti di polizia ad ogni angolo dell’Arena e una cinquantina di addetti ai lavori al momento dell’arrivo di James). Stracolma la Quiken Loans Arena sin dai primi minuti dell’apertura e tutti muniti dell'asciugamano da sventolare. Il vociare aumenta minuto dopo minuto fino a diventare un boato di ‘buuuuu’ e di fischi al momento dell’entrata in campo degli Heat. Li il popolo di Cleveland si scatena. A ripetizione i cori ogni volta che l’ex tanto amato ed ora tanto odiato toccava palla. Dopo qualche minuto di riscaldamento arriva il pezzo forte. ‘Traitor, traitor’ canta all’unisono tutta Cleveland (che ad un certo punto del terzo quarto sfoggia anche un “i hate you”) che replica al momento di quello che otto mesi fa era il gesto più atteso: il lancio del borotalco. E James? Beh ovviamente la faccia è stata quella di uno che se ne è curato poco, qualche sorriso per dimostrare tranquillità e saluti a Jamison e Varejao (e parole con ex compagni in panchina durante il match) prima del primo canestro dopo 2 minuti. «E’ solo una partita di basket. Come mi sento ad ascoltare questi cori? Normale. Capisco la reazione dei tifosi, fa parte del gioco, ma ora gioco per i Miami Heat e quindi sono qui per vincere» il commento a fine primo tempo di ‘The Chosen One’

I CARTELLONI – Sono spuntati al momento dell’entrata in campo di LBJ. Diretti e non difficilissimi da comprendere nemmeno in lingua originale. Ed allora si parte con la carrellata con quelli più quotati: «Who is Lebron?», «Lebron Who?», «LeQuit and the cheat», «Traitor is in the city tonight», «What you should do? Beg for mercy», «Quitness», «Le-Quitter», «Victim» e «Queen James», invece, le scritte sulle magliette.

IL MATCH – Dura dieci minuti la ‘verve’ agonistica derivante dalla spinta del pubblico su di giri per ovvii motivi. Dieci minuti in cui Cleveland ha fatto pensare di poter mettere in campo una sfida di buon livello, ed invece il sole degli Heat inizia a picchiare forte verso la fine del primo quarto e per tutto il secondo periodo facendo sciogliere i Cavs. James ci mette del suo con 14 punti in 24’ mentre a sprazzi Gibson, Jamison e pochi altri hanno provato a ravvivare l’atmosfera che invece si è infuocata sistematicamente con James. (38 punti e terzo quarto da incorniciare). Il quarto periodo è solo garbage time con James in panchina e il pubblico che continua a punzecchiarlo. «Abbiamo giocato una partita completa, continuiamo a migliorare ed è questa la cosa importante. La decisione? Ormai è presa e va bene così».

IL TRIPUDIO PER ‘Z’ – Già c’era anche lui. Lui che è stato un’icona dei Cavs prima e durante l’era di Lebron James. Lui che ha segnato il record di partite giocate consecutivamente con la maglia del team dell’Ohio. Lui che c’ha provato in tutti i modi a vincere un titolo prima di chiudere la sua lunga carriera con Cleveland, ma che in estate ha deciso di cambiare aria e di seguire lo stesso Lebron a Miami: Zidrunas Illgauskas. Per lui però nessun coro, fischio o ‘buuu’ ma solo applausi al momento di entrare in campo a dimostrazione della gratitudine che la città ancora ha nei suoi confronti.

RICHARDSON’S POWER – Non bastano i 38 punti di Monta Ellis e i 25 di David Lee per superare i Suns che si aggrappano alle mani ed ai canestri di Jason Richardson. Altro ex di turno, anche se più datato di Lebron, ed altro successo particolare per J-Rich che chiude con 25 punti e 10/15 dal campo. Cheto in fase realizzativa, ma mostruoso come al solito in quella creativa, Steve Nash che costruisce con i suoi assist (16 alla fine) gran parte delle fortune di Richardson, ma anche di Hill (24). Serata da cancellare per Curry che chiude con 7 punti e 3/9 al tiro.

I RISULTATI DELLA NOTTE Cleveland Cavaliers-Miami Heat 90-118 (James 38, 8 rimbalzi, 5 assist, Wade 22; Gibson 21, 11 Jamison)
Golden State Warriors-Phoenix Suns 101-107 (Richardson 25, Hill 24; Ellis 38, Lee 25, Curry 7)

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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