NBA verso l'ultimatum, interviene anche Bryant
Intanto ieri è stato il ventesimo anniversario dell'annuncio della sieropositività di Magic Johnson
© REUTERS/EDUARDO MUNOZROMA, 8 novembre - A poche ore dalla scadenza dell'ultimatum intimato dal commissioner NBA David Stern, proprietari e giocatori sono d'accordo almeno su una cosa: la proposta definitiva fatta da Stern dopo l'incontro di sabato non piace a nessuno. Non piace ai proprietari delle franchigie più piccole (come Michael Jordan, numero uno degli Charlotte Bobcats) che si sono riuniti ieri e che non vogliono concedere ai giocatori il 51% sul fatturato annuo della Lega. E non piace ai giocatori, che non vogliono scendere sotto il 52%, e sostengono che la proposta di Stern non farebbe guadagnare loro il 51%, ma soltanto il 50,2% (una differenza di 30 milioni di dollari annui). Ma se il sindacato dovesse rifiutare la proposta di Stern (probabile), la trattativa andrebbe a riprendere con un'offerta ai giocatori del 47%. Emblematica l'indiscrezione di una fonte vicina ai proprietari: «Ci sono almeno 15 proprietari che sperano nel 'no' dei giocatori, perchè solo a quel punto arriverebbe un accordo favorevole ai proprietari». Da ricordare che tra il 51% offerto da Stern e il 47% minacciato, la differenza è di 160 milioni di dollari annui. Lo scorso anno i giocatori avevano percepito il 57%, ma i proprietari avevano denunciato perdite totali per 300 milioni.
SCIOGLIMENTO – Se i giocatori non dovessero accettare, emergerebbe l'ipotesi “decertificazione”, cioè lo scioglimento del sindacato che consentirebbe ai giocatori di fare causa alla Lega appellandosi alla Lega anti-trust. Come dice l'ex romano Anthony Parker, ala dei Cleveland Cavs, che si è dichiarato contrario all'ultima proposta di Stern: «Votare per la decertificazione non cancellerebbe la stagione, c'è ancora tempo per trovare un accordo». Ma sull'ipotesi decertificazione Stern ha specificato: «Ci avevano provato anche i giocatori del football NFL, ma la Corte d'Appello ha sonoramente respinto il tentativo».
BRYANT – Per questa sera è previsto un incontro all'interno dell'associazione giocatori, con i vertici del sindacato e almeno un giocatore di ogni franchigia. Ma intanto Kobe Bryant – che nei giorni scorsi si era detto disposto a firmare per il 50% - prova a scendere in campo. «Serve che le due parti si vedano anche prima di domani, perchè credo che l'accordo sia vicino, dobbiamo limare le ultime differenze per evitare un inverno atomico» ha detto Kobe.
MAGIC – Intanto, ieri è stato il ventesimo anniversario dell'annuncio-choc di Magic Johnson, che annunciò di aver contratto il virus HIV. A due decenni di distanza – durante i quali Magic ha fatto in tempo ad essere MVP di un All Star Game, vincere l'oro olimpico col Dream Team di Barcellona, allenare i Los Angeles Lakers e poi giocare ancora quattro mesi con i gialloviola – l'ex superstar NBA è un uomo d'affari che cerca sempre di tenere sotto controllo la malattia, e continua a lanciare un messaggio di ottimismo. E ieri il 52enne Magic, che ha ricevuto un sentito omaggio allo Staples Center di fronte anche a Pat Riley e al proprietario dei Lakers Jerry Buss, ha donato un milione di dollari per la ricerca sull'AIDS.

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