Sindacato giocatori NBA, le accuse a Fisher e Hunter
Al playmaker di Oklahoma City è stato chiesto di dimettersi dalla presidenza. Intanto Bloomberg ha scoperchiato guadagni da 4,8 milioni di dollari per il direttore esecutivo e i suoi familiari
© US PRESSWIRE/Jesse Johnson-US PRESSWIRENEW YORK, 25 aprile – Quattro mesi fa finiva il lockout, dopo lunghe trattative in cui a rappresentare i giocatori erano stati il presidente del sindacato Derek Fisher (passato poi dai Los Angeles Lakers agli Oklahoma City Thunder) e il direttore esecutivo Billy Hunter. Negli ultimi giorni di serrata erano emerse spaccature tra Fisher – accusato di essere troppo “filo-proprietari” - e Hunter, spaccatura che in queste ore è divenuta enorme.
ACCUSE – Al cinque volte campione NBA è stato chiesto di dimettersi. Il comitato esecutivo (formato da nove giocatori, i più rappresentativi oltre a Fisher sono Chris Paul, Matt Bonner e Maurice Evans) ha votato a sfavore di Fisher, chiedendogli di rimettere il mandato. Ma nelle ultime ore anche Hunter è finito al centro delle polemiche: un reportage di Bloomberg, infatti, ha evidenziato guadagni per 4,8 milioni di dollari per Hunter e alcuni familiari (una figlia e una nuora sono avvocatesse del sindacato, altri due figli sono consulenti dello stesso organo) che collaboravano con l'associazione.
HUNTER - «Non è un atto criminale, ma certamente io non lo avrei fatto» ha detto Marvin Miller, leader del sindacato giocatori MLB baseball tra 1966 e 1982, periodo in cui ci furono tre scioperi e due lockout. Hunter si è giustificato dicendo: «I miei collaboratori sono pagati anche sotto i prezzi di mercato, i giocatori hanno conosciuto i miei figli e conoscono la loro competenza». A livello di immagine questi sviluppi non hanno aiutato il sindacato giocatori, anche perchè i 2,39 milioni di dollari di salario di Hunter sono superiori al pariruolo NFL (DeMaurice Smith, 1,38 milioni) e MLB (Michael Weiner, 1 milione).

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