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Europa: merchandising boom, ma l'Italia è quinta

Europa: merchandising boom, ma l'Italia è quinta
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Aumenta il giro d'affari, ma la Serie A resta un potenziale non sfruttato
TORINO, 12 novembre - Le società dei sei principali campionati di calcio in Europa hanno un giro di affari annuo legato al merchandising pari a 615 milioni di euro, ma quelle italiane sono solo al quinto posto, con 64 milioni. Tali dati, rilevati per la prima volta, emergono dallo European Football Merchandising Report di Sport+Markt e PR Marketing, frutto di un sondaggio condotto, tra maggio e agosto 2008, tra le 116 squadre dei maggiori campionati europei e oltre 3.500 tifosi. In vetta alla classifica, le 20 squadre della Premier League inglese, con 171 milioni di euro (in media 8,6 milioni per società). Medaglia d'argento la Primera Division spagnola (145 milioni di euro complessivi, 7,3 per club) seguita dalla Bundesliga tedesca (127 milioni complessivi, 7,1 per squadra). Dietro la Ligue 1 francese si piazza la Serie A italiana, con un fatturato da merchandising relativamente basso (64 milioni di euro complessivi, 3,2 milioni per squadra). L'Olanda occupa l'ultima posizione, con un totale di 22 milioni di euro. I fattori determinanti per un merchandising proficuo - rileva il rapporto - sono le strategie studiate ad hoc, i successi sportivi, l'ampiezza del mercato nazionale, il numero di tifosi nazionali e stranieri delle squadre, le strutture dedicate nei club. Hartmut Zastrow, Direttore di Sport+Markt evidenzia anche il ruolo "determinante" di un'alta affluenza di pubblico alle partite casalinghe. «Stadi più grandi e un maggior numero di spettatori rappresentano un grosso vantaggio per un merchandising di successo», spiega Zastrow.

ITALIANI DAI GUSTI DIFFICILI - Peter Rohlmann, direttore di PR Marketing, sottolinea altresì il ruolo delle differenze culturali e dei diversi modelli di business presenti nei sei Paesi e campionati in questione. «I tifosi italiani, ad esempio, sono poco inclini a indossare prodotti di merchandising», afferma Rohlmann. Oltre alle differenze secondo i vari campionati, su cui infuiscono aspetti specifici di ciascuna nazione, si nota un'ampia discrepanza anche negli introiti da merchandising delle diverse squadre. Secondo i dati ottenuti da Sport+Markt e PR Marketing, il fatturato medio da merchandising per le 116 squadre ammonta a 5,3 milioni, cifra che però - rileva Zastrow - è fuori dalla portata di club come, ad esempio, l'Atalanta. «Nel merchandising esiste una chiara gerarchia tra le squadre europee di calcio», aggiunge Rohlmann, precisando che mentre i primi 20 club hanno un giro di affari medio di 21,2 milioni di euro, i rimanenti 96 guadagnano circa 2 milioni. Tutte le società, comunque, considerano molto importanti i proventi della vendita di articoli per la tifoseria. Secondo Michele Uva, director della filiale italiana di Sport+Markt, «in Italia c'è un grosso potenziale ancora da sfruttare, sopratutto per le squadre maggiori. Ora in serie A tutte le squadre hanno grandi bacini e molte un ottimo appeal internazionale». Tuttavia - aggiunge Uva - «l'Italia sconta un'assenza di protezione dei marchi contro il falso, stadi obsoleti senza spazi dedicati alla vendita del merchandising e forse una scarsa propensione allo sviluppo internazionale». «L'aumento degli introiti va di pari passo con un maggiore professionalità sul mercato», conclude.
 
 
 
 
 

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