TORINO, 22 febbraio -
«Oggi lo sport ha perso un campione. Un campione che amava lo sport e lo ha narrato con sublime passione e impareggiabile sentimento. Candido Cannavò non è stato solo un fuoriclasse del giornalismo ma anche un maestro di vita»: così il presidente del Coni
Gianni Petrucci ha ricordato la figura di Cannavò.
«Rappresentava per me - ha aggiunto -
un punto di riferimento costante, una figura carismatica capace di dispensare consigli preziosi e tavolta giuste critiche dalla sua "rosea" prospettiva privilegiata. Mi fidavo della sua innata abilità nel trovare la soluzione giusta per ogni situazione complessa, della sua sempre efficace capacità critica, mai sopra le righe, frutto di un'esperienza e di un equilibrio senza paragoni. Oggi ci ha lasciato uno di noi e per questo è un giorno triste per lo sport italiano e per il mondo olimpico, ai quali Cannavò ha dedicato tutta la sua vita diventando cosi il nostro inseparabile compagno di avventura. Addio Candido, senza di te ci sentiamo tutti più soli».
PAGNOZZI - Anche il segretario generale del Coni Raffaele Pagnozzi ha ricordato la figura dell'ex direttore della Gazzetta dello Sport:
«In questo momento ricordo non il direttore, non il giornalista ma soprattutto il vero uomo di sport - ha detto -
che ci ha accompagnato durante tutte le Olimpiadi, occasioni speciali in cui ho avuto modo di apprezzarne le indiscusse qualità, lavorando insieme a lui. C'era sempre una curiosità umana unita a una grande conoscenza tecnica che sconfinava nella sincera ammirazione per tutte le imprese e per tutti i campioni del nostro sport. Non foss'altro che per questo, lo sport italiano gli deve molto e sono certo che saprò ricordarlo come merita, per farlo rimanere sempre in mezzo a noi».
LA JUVE -
«Ha contribuito a far conoscere e capire lo sport agli italiani». La Juventus ricorda così Candido Cannavò, l'ex direttore della Gazzetta dello Sport scomparso questa mattina all'età di 78 anni.
«Il mondo del giornalismo sportivo ha perso uno dei suoi maestri», si legge sul sito internet del club bianconero, che ricorda i
«quasi 20 anni» in cui Cannavò è stato direttore della "rosea". Ovvero
«dal 1983, quando ha preso il testimone da Gino Palumbo - si legge -
fino al 2002», quando ha lasciato il giornale nelle mani di Pietro Calabrese.
LA IDEM -
«Per me lui era immortale, sempre carico di energia, di voglia di andare a fondo. Non ci posso credere, perdere una persona così. Già sento nostalgia». Josefa Idem non riesce a trattenere la commozione: con Candido Cannavò la campionessa della canoa ha condiviso anche la sua ultima impresa ai Giochi di Pechino, quando a 44 anni ha vinto la medaglia d'argento.
«Alle ultime Olimpiadi mi aveva detto "Josefa alla tua età guarda ancora cosa combini" - ha detto con la voce rotta dall'emozione -
e lui c'era sempre, con la sua straordinaria capacità di raccontare le cose per quello che sono realmente. Una perdita enorme, per questo già mi manca».
IL PRESIDENTE NAPOLITANO - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appresa la triste notizia della scomparsa di Candido Cannavò, in un messaggio ha espresso la sua partecipazione al dolore della famiglia e al cordoglio del mondo dell'informazione e del più grande pubblico sportivo, ricordando il giornalista di lungo corso che dalle colonne della Gazzetta dello Sport, di cui è stato per tanti anni direttore, e dalle più diverse tribune mediatiche, ha raccontato con passione e acutamente divulgato i valori di lealtà e di competizione che hanno reso sempre più popolare il gioco del calcio e lo sport italiano. Lo rende noto un comunicato del Quirinale.
ATZORI -
«È stato una persona unica, speciale, come un papà»: così, con la voce rotta dall'emozione, Simona Atzori, la ballerina e pittrice senza braccia, protagonista di un capitolo del libro di Candido Cannavò, "E li chiamano disabili", ha ricordato l'ex direttore della Gazzetta dello Sport, morto questa mattina dopo il malore che lo ha colpito giovedì scorso.
«Ho appena sentito Felice Tagliaferri, lo scultore cieco, la cui vicenda è stata descritta da Candido sul libro. Anche lui - ha ricordato Simona Atzori -
ha detto come me che Candido oltre ad essere un grande giornalista, per noi è stato un amico e un padre. Ci ha fatto incontrare e ha raccontato la nostra storia tirando fuori fino in fondo la persona che siamo». Scavare a fondo per far conoscere la persona per il suo autentico valore è stata una caratteristica professionale che Candido Cannavò ha riversato nel libro "E li chiamano disabili" che ha avuto, tra l'altro, la prefazione di Walter Veltroni.
«Candido - ha detto Simona Atzori -
ha saputo raccontare la mia storia meglio di come avrei potuto fare io. Tra noi è nata una grande amicizia. Da quando ci siamo conosciuti, c'era sempre nei momenti più importanti della mia vita e io sono orgogliosa di avere danzato l'anno scorso con sua moglie, ex ballerina e maestra di ballo, in uno spettacolo organizzato a Milano».
DE BORTOLI -
«Un grande amico e un maestro che ha trasmesso a noi più giovani la passione per il giornalismo»: così il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli ha ricordato la figura di Candido Cannavò, che si è spento oggi all'età di 78 anni. Tra i primi a raggiungere la clinica milanese Santa Rita, De Bortoli ha sottolineato come Cannavò "lasci un grandissimo esempio di giornalismo attento ai bisogni della gente, che ha sviluppato soprattutto dopo aver lasciato la direzione della Gazzetta dello Sport".
«Ha legato l'ultima parte della sua vita - ha continuato il direttore del Solo 24 Ore -
alla necessità di restituire agli altri con la sua attenzione al volontariato ciò che riteneva la vita gli avesse concesso: era convinto di essere stato molto fortunato».
MATARRESE - Candido Cannavò
«scriveva e raccontava il calcio con severità, ma con tanto amore. Sempre pronto a bacchettare da buon "maestro" quando qualcuno provava ad andare fuori dai binari dell'etica»: così ricorda il presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, ricorda l'ex direttore della Gazzetta dello sport, morto questa mattina.
«Il suo amore per il calcio e per la famiglia del calcio - ha proseguito Matarrese -
lo ha esternato ancora di più nell'aver voluto istituire, grazie alla sua "rosa", il famoso premio "il bello del calcio", in onore ed in memoria di Giacinto Facchetti, che lui adorava come uomo e come calciatore».
«Ricordo con commozione la sua gioia quando scoprì che nella mia valigia settimanale che uso per andare in Lega nascondevo gelosamente una bellissima foto di Giacinto. Ora - conclude il presidente della Lega Calcio -
stanno insieme e da lassù Candido e Giacinto continueranno a guardare noi e le nostre debolezze con severità e amore, quell'amore che noi ricambiamo e che non verrà mai meno».
IL FIGLIO -
«Era un grande lottatore e pensava di farcela anche questa volta»: sono le parole che Alessandro Cannavò ripete a giornalisti e amici accorsi davanti alla clinica milanese Santa Rita dove questa mattina, dopo tre giorni di ricovero, si è spento il padre Candido.
«Mio papà ha dato un grandissimo contributo in termini di umanità e altruismo - ha detto Alessandro, uno dei tre figli l'ex direttore della Gazzetta dello Sport -
e abbiamo ricevuto straordinarie manifestazioni di affetto, anche da chi non lo aveva mai conosciuto». Oltre a cronisti, operatori e fotografi, tra i primi ad arrivare alla clinica, il direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, il direttore delle carceri lombarde, Luigi Pagano, e Gianfelice Facchetti.
PAGANO - L'impegno civile, soprattutto a favore dei più deboli e dei detenuti, non lo ha mai fatto mancare anche quando dirigeva la Gazzetta dello Sport. Candido Cannavò ha sempre trovato il tempo di andare nel carcere di San Vittore a parlare con i detenuti per sostenere progetti per il loro recupero. Luigi Pagano, storico direttore del carcere milanese e attuale provveditore delle carceri lombarde, è stato uno dei primi a far visita al Santa Rita, dove è stata allestita la camera ardente.
«Una delle cose più belle fatte da Candido - ricorda Luigi Pagano -
è stato il progetto per far uscire dal carcere i bambini delle mamme detenute. Grazie a lui abbiamo costruito il progetto con la Provincia, il Comune e la Regione per trovare un'altra collocazione alle mamme detenute in modo da farle rimanere con i loro bambini ma non all'interno del carcere". Sulla vita dei detenuti Cannavò ha scritto il libro "Oltre le sbarre":
«Per un anno - ricorda Pagano -
è venuto in carcere quasi ogni giorno e ha raccontato la storia di alcuni detenuti. Da quell'esperienza ha organizzato anche lo spazio 'Il caminettò dove periodicamente intervistava personaggi dello sport come Marco Materazzi, Massimo Moratti e Rino Gattuso».
ABETE -
«La sua priorità è sempre stata la battaglia per i valori nello sport». Così il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ricorda Candido Cannavò, lo storico direttore della Gazzetta dello Sport scomparso oggi a 78 anni.
«Cannavò - continua Abete -
aveva come priorità quella di tenere saldo il rapporto tra sport e valori etici, sopratutto in un'epoca in cui è in crescita la visione dello sport come business». Il presidente della Figc sottolinea l'impegno di Cannavò non solo nel mondo del calcio, ma in tutto lo sport.
«È stato un uomo di sport a 360 gradi - afferma -
. La sua attenzione si è proiettata su tutte le discipline, con grande passione per il calcio, per il ciclismo e per il mondo della disabilità. Ad Abete piace evidenziare in particolare l'aspetto umano di Cannavò. Ricordo con piacere le chiacchierate durante gli eventi sportivi - conclude -
. L'ultima l'abbiamo fatto agli Oscar del calcio. In particolare Cannavò poneva molta dedizione ai Premi Facchetti, come quella volta in cui riuscì ad invitare il capitano dell'Iraq. A dimostrazione del suo impegno nella ricerca del rapporto tra il mondo del calcio e la vita della gente».
FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha appreso con sincera commozione la notizia della scomparsa di Candido Cannavò, direttore storico della Gazzetta dello Sport.
«Cannavò - ha ricordato Fini -
ha vissuto la professione giornalistica con autentica passione e rigore. Direttore della Gazzetta per diciannove anni, durante i quali il quotidiano si è consolidato come il maggiore giornale sportivo, ha affiancato il giornalismo ad un forte impegno a favore della sua terra, la Sicilia, preoccupandosi di realtà sociali problematiche come quella delle carceri e dei disabili. Fini ha inviato, con un telegramma, le più sentite condoglianze alla moglie e alla famiglia da parte sua e della Camera dei Deputati».
MELANDRI - «La notizia della scomparsa di Candido Cannavò mi addolora immensamente. Lo sport italiano perde un uomo appassionato e sincero, un osservatore acuto e onesto. I suoi consigli e le sue sollecitazioni mi sono sempre state preziose nell'esercizio delle mie responsabilità come ministro dello Sport». Lo afferma Giovanna Melandri, deputata del Pd ed ex ministro dello Sport.
«La sua voce e la sua intelligenza - rileva -
rimarranno sempre nel cuore di tutti coloro che amano lo sport».
VERNA - «Con Candido Cannavò il giornalismo sportivo italiano perde una delle sue espressioni più alte, i giornalisti della Rai un amico vero»: lo dice Carlo Verna, segretario dell'Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai.
«Era insita nel suo modo di concepire la professione, una vicinanza al servizio pubblico radiotelevisivo - aggiunge Verna -
. I mille campi, le mille storie, gli appartenevano come devono appartenere a noi. Nello sport, come nella vita, non esistono solo le stelle di prima grandezza, che attirano pubblico e sponsor, il giornalismo vero deve andare oltre il business, saper scrutare, raccontare, aprire nuovi orizzonti. E Cannavò ce lo ha insegnato. L'Usigrai è vicina ai giornalisti della Gazzetta dello sport - conclude Verna -
, nella consapevolezza di aver perso tutti un maestro».