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Abete contro la Fifa: «Il no alla tecnologia è un errore»

Abete contro la Fifa: «Il no alla tecnologia è un errore»
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© LaPresse
 
Il presidente Figc: «C'è il rischio di creare delusione nel pubblico»
ROMA, 8 marzo - «Se ci fossero stati segnali di innovazione sarebbe stato positivi. La volontà di non sperimentare è un errore di metodo». Il presidente della Federcalcio italiana Giancarlo Abete torna sulla decisione del Board della Fifa, che ha bocciato "a lungo termine" le nuove tecnologie, compresa la moviola, per stigmatizzare la decisione presa sabato scorso a Zurigo dall'Ifab. «La decisione presa dall'Ifab - ha detto Abete ai microfoni di Radio Anch'io lo sport della Rai - è senz'altro di chiusura. Non c'è la volontà di politica sportiva di aprire all'innovazione anche in aree residuali. Le altre federazioni non hanno questa centralità collegata all'uso della moviola come abbiamo noi. Dobbiamo capire lo scenario e attrezzarci per migliorare la qualità degli arbitraggi. Non dobbiamo indebolire gli arbitri scaricando tutte le tensioni su di loro. In Italia si opera con grande difficoltà: le tensioni da noi sono di gran lunga superiori agli altri paesi. Dobbiamo essere lucidi e non avvelenare oltre misura il campionato». Questa decisione dell'Ifab «genera delusione nell'opinione pubblica - ha detto ancora Abete -. La gente non capisce perchè non si possa sperimentare. Con il doppio arbitro si è fatto, poi si è tornati indietro. La volontà di non sperimentare non è positivo».

«Non siamo fuori dal mondo - ha insistito Abete - ma il movimento internazionale non riesce a percepire che da alcuni grandi paesi c'è l'esigenza di dare risposte all'opinione pubblica e a un senso di giustizia. Il rischio è sottovalutare situazioni che determinano aumenti di tensione e generano delusione nell'opinione pubblica» ha proseguito Abete, ricordando che «la Fifa ha 208 paesi aderenti, per necessità e interesse deve mantenere uno zoccolo duro di consenso trasversale. Ciò non toglie che la sperimentazione possa essere possibile. Ripeto: se non si prova, c'è un errore di metodo prima che di merito».
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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