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Aldo Biscardi torna in libreria: 'Se non c'ero io...'

Aldo Biscardi torna in libreria: 'Se non c'ero io...'
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Dal 4 maggio il nuovo libro del celebre creatore del Processo
TORINO, 7 maggio - E' in libreria dal 4 maggio il nuovo libro di Aldo Biscardi "Se non c'ero io". Se non c'era lui, il calcio in tv non sarebbe così com'è: polemico, urlato, pieno di 'sgub' e di moviole e contromoviole, divertente, appassionato e appassionante. Nel 2010 Aldo Biscardi festeggia cinquant'anni di cronista e critico e ben trenta consecutivi de 'Il Processo del Lunedì', divenuto poi il Processo di Biscardi, la trasmissione più vituperata e quindi più seguita del calcio parlato. Nel libro Biscardi racconta i tanti retroscena di una carriera formidabile: Maradona, Berlusconi, Pertini e tanto altro in scena attorno al pallone.

Quando nacque lo "Sgub"
Già quando scrivevo a "Paese Sera" io facevo degli "sgub". Ricordo che il giornalista Rizieri Grandi, che io chiamavo affettuosamente Rizzetta, teneva una rubrica chiamata "L'Osservatorio" tutti i martedì sulle pagine del "Messaggero". Fu lui, entrando in polemica con me sul dualismo tra dueallenatori, Alfredo Foni e Luis Antonio Carniglia, a usareper primo la parola "sgub", scrivendola appunto "sgub" e ironizzando sul mio accento molisano. Da allora in avanti, ogni volta che io avevo un'esclusiva non ci fu un giornale che non lo chiamasse "sgub".

Io, Totti e Del Piero
Alla domanda: "Quali giocatori italiani di oggi ti piacciono di più?", rispondo sempre che ce ne sono più d'uno. Ma tra i tanti ho sempre preferito due calciatori che ritengo campioni in assoluto: Francesco Totti e Alessandro Del Piero. Il romanista mi è piaciuto subito per la sua classe cristallina, la potenza muscolare e l'attaccamento ai colori dell'unica squadra della sua carriera. Ha ricevuto anche un premio dal Processo, il "Campionissimo 2003-04". Era emozionatissimo e felice. Sono (criticamente) contento per lui perché sta confermando il suo spessore internazionale, già evidenziato dal trionfo mondiale del 2006. E insieme a Lippi sta meditando il suo clamoroso ritorno in azzurro. Anche Del Piero, come Totti, vanta un attaccamento eccezionale ai colori della sua squadra, quella Juve che non ha mai voluto lasciare, rinunciando, come Totti, ad accrescere il già cospicuo conto economico. Del Piero ha meno potenza di Totti, ma più levità di gioco e come il romanista si rivela spesso decisivo per la propria squadra.

Balotelli il genio
La tv più e meglio dei giornali ha fotografato da vicino, ci ha fatto conoscere - centrati dall'obbiettivo, ingranditi dai primi piani e ascoltati in diretta - i vecchi e i giovanissimi campioni del calcio. Questi ultimi, già famosi e miliardari. 3 febbario 2010, ore 21 a San Siro. Si gioca Inter-Fiorentina di Coppa Italia. Mario Balotelli, uno dei giovani campioni più discussi pagati e arcinoti del momento. È il ventunesimo minuto del secondo tempo. Il suo allenatore, Mourinho, che sembra la reincarnazione di Helenio Herrera e vanta col suo presidente, Moratti, lo stesso rapporto che aveva Herrera col vecchio Angelo Moratti, gli chiede di andare in difesa su un calcio d'angolo concesso alla Fiorentina, ma "Balo", che ha perso una lente a contatto e è piegato sulle ginocchia, manda a quel paese l'allenatore. Un gesto di stizza che il tecnico portoghese non digerisce. Immediatamente Mourinho ordina il ritiro dell'attaccante dalla partita, e inserisce al suo posto Thiago Motta. A questo punto Balotelli, il giocatore "senza regole", italiano per nazionalità, nero di pelle, e antirazzista per eccellenza, getta i guanti di lana per terra e esce indispettito guardando in direzione di Mourinho, e gridando: "Che cazzo vuoi da me!?". Per quel poco che io capisco di calcio, "Balo" è uno di quei giocatori che hanno nel sangue la capacità di giocar bene, anche se la disciplina personale e di squadra non è il suo forte, ma andrebbe capito e aiutato a capire, visto che non ha più di vent'anni e un'origine e una pelle che lo pongono al centro dell'attenzione di tifosi, compagni di squadra, avversari e critici.
Dicembre 2009. Stadio di Fuorigrotta. Napoli-Bari, partita di campionato.
Io sono in collegamento diretto con Quelli che il calcio dalla tribuna stampa. Come ospite al mio fianco ho Caterina Balivo. A un certo punto rivolgo a Simona Ventura questo lamento: "Simo' qui tutti applaudono Quagliarella, ma Quagliarella non quaglia!" Passano due minuti e Quagliarella segna il gol del pareggio per il Napoli. Passano altri quattro minuti e Quagliarella fa doppietta. E io commento stupito: "Simo' Quagliarella ha quagliato!". Kakà, asso brasiliano del Milan, viene ceduto al Real Madrid. I tifosi rossoneri sono imbestialiti ma il giovane attaccante rossonero Pato li rassicura pubblicamente attraverso diversi canali televisivi: "Non temete. Ci sono io. E con Ronaldinho ho stretto un'alleanza di ferro." Tutti a commentare quello che viene definito il "Patto di Pato". De Rossi,centrocampista della Roma e della Nazionale campione del mondo, all'arrivo del centravanti Luca Toni alla corte giallorossa di Ranieri, se ne esce con queste parole. "Ora abbiamo il To-To, cioè Toni e Totti".

L'ombrello di Pertini

Ai primi gennaio del 1983 concordai con Antonio Maccanico che allora, prima di diventare ministro, era consigliere particolare del presidente della Repubblica, un collegamento in diretta con Sandro Pertini perché augurasse, attraverso il Processo, un buon anno a tutti gli sportivi italiani. Il mio inviato a Selva di Val Gardena, dove Pertini trascorreva le vacanze, era Franco Solfiti. Pertini apparve in diretta al Processo dieci minuti dopo l'inizio della trasmissione. C'era un freddo polare.
Pertini era incappottato e infreddolito quando cominciò a parlare. A un certo punto, dopo circa un quarto d'ora, gli chiesi se voleva rientrare all'interno del suo "buen ritiro" perché avevamo preparato anche lì le telecamere ma rispose seccamente: «Biscardi, cosa pensa? Che io sia un vecchio? Questa temperatura è adatta per me e sto qui». Avevamo concordato un breve collegamento. Bene. Pertini restò collegato in diretta per tutta la durata della trasmissione, cioè per due ore e mezzo, nel gelo di Selva di Val Gardena, a quattro gradi sotto zero. A un certo punto, esauriti gli argomenti di conversazione che avevo preparato, gli chiesi: «Presidente, mi risponde alle ultime due domande?». E lui disse di sì immediatamente.
«La prima. È vero che Sandro Pertini è tifoso del Genoa?» E lui, rivolto a Solfiti: «Biscardi mi vuole fregare, è inutile insistere, la mia squadra è la Nazionale, tifo solo per la Nazionale». E mi fece il gesto dell'ombrello. «In passato, tanti anni fa» proseguì, «tifavo per il Genoa Club. Mia moglie, torinese, fa invece il tifo per la Juventus». La seconda domanda. «Si parla tanta in questi giorni di elezioni anticipate. Ci vuol dire in esclusiva cosa farà a questo riguardo il presidente della Repubblica?». E lui, stentoreo, rispose alzando la voce come fosse arrabbiato: «Finché capo dello stato sarà Pertini in Italia non ci saranno mai e poi mai elezioni anticipate». Il giorno dopo, radio, televisioni e giornali non si occuparono d'altro che delle dichiarazioni del presidente della Repubblica rilasciate al Processo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • DiegoMilano07/05/2010 20:00:14
    Se non c'eri tu il calcio di oggi sarebbe di certo stato meno avvelenato di quel che è. Va a quel paese tu e la moviola e lo sgup.
  • valeriomoro07/05/2010 17:40:56
    Un'analfabeta che scrive libri, fa trasmissioni spazzatura e si fa lo shampoo col Crodino.. Ma sparisci...
  • alfajuve07/05/2010 16:47:19
    Se non c'eri tu il mondo del calcio era migliore
     
     
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