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Beretta al contrattacco: «Su di me troppe bugie»

Beretta al contrattacco: «Su di me troppe bugie»
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© Foto Liverani
 
L’ex tecnico del Toro: «Non sono un uomo di Moggi»
DAL TORINO “bastonato” e non solo metaforicamente, all’insalata greca per finire con le bugie bolognesi: per Mario Beretta sono stati mesi professionalmente intensi e burrascosi. Culminati con un’estate da emigrante del calcio alla guida del Paok di Salonicco: 30 giorni appena.

Un’estate parecchio strana, la sua...
«Mah, a dire il vero era cominciato nel modo più normale per me e i miei collaboratori: allenando una squadra. Con l’unica particolarità, questo sì, che stavolta lo facevamo all’estero. Poi sì, poi è diventata davvero molto movimentata...».
Con il Paok ha deciso di re­scindere, cosa è successo?
«Semplicemente che non ci siamo capiti. Io pensavo che si fossero rivolti a un allenatore italiano per portare una certa metodologia e filosofia di lavoro, invece non c’era nessuna intenzione di cambiare abitudini e mentalità e, anzi, i dirigenti non hanno affatto sostenuto le nostre metodologie. Così ho ritenuto che la cosa migliore fosse rescindere: sia per il club sia per me».
Il Bologna, invece, quelle 48 ore non gliel’ha date. Sembrava che avessero ormai scelto lei per il dopo-Colomba e, invece, si sono orientati su un altro tecnico...
«Liberissimi di farlo, per carità, e mando un grande in bocca al lupo a Malesani. Quello che mi ha dato fastidio, e parecchio, sono le motivazioni. Hanno detto che faccio parte di scuderie o di clan come se fossi un piduista. Io invece faccio parte solo della scuderia di Mario Beretta».
È uscita la voce secondo la quale lei sarebbe un uomo di Moggi, vero?
«Intendiamoci: non lo considero a prescindere un insulto, ma semplicemente non è vero. Ed è fastidioso che si dicano falsità intorno al proprio nome. Io vado dove mi chiamano: ho allenato Parma, Siena, Chievo, Lecce, Torino. Che c’entra Moggi?».
Questa suo anno movimentato era cominciato con la folle parentesi di Torino: ci pensa ancora?
«Certo, e con il grande rammarico di essere arrivato nel momento sbagliato. Perché su di me il Toro ha sempre esercitato un grande fascino e tenevo molto a quella possibilità...».
Intanto la situazione è ancora tesa: si è fatto un’idea del perché?
«Non conosco la situazione direttamente e quindi evito giudizi. Posso solo consigliare ai tifosi, anche se mi rendo conto che è difficile, di avere pazienza: ci sono un ottimo allenatore e la squadra ha le potenzialità per giocarsela con le migliori del campionato. La B è lunga, non ci si deve far condizionare dalle prime gare».
Alla Juventus invece è arrivato Del Neri, di cui raccolse l’eredità al Chievo: buona scelta?
«Una delle migliori che potessero fare: ha esperienza e conosce il calcio. Al Chievo, ovviamente, era considerato un mito per tutto quello che aveva fatto. Anche lui ha avuto, come tutti, le sue parentesi negative ma sono convinto che alla Juve potrà fare bene. Se anche lì, però, gli daranno tempo».

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Stefano Salandin
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • salva7005/09/2010 14:56:18
    A Bologna sono stati ineleganti dando come motivazione il fatto che Beretta appartenesse a scuderie ecc. Potevano invece dire che è un tecnico scarso. Io sono tifoso del Toro e Beretta nelle poche gare con noi è risultato determinante affinchè il Toro non andasse in A facendo più schifo ancora del suo predecessore. Sono convinto che Colantuono avrebbe fatto in quelle gare quei punti che ci avrebbero mandato direttamente in A palazzo permettendo.
     
     
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