L'ex attaccante della Lazio, radiato per la vicenda legata al calcioscommesse, accusa: «Forse a qualcuno fa comodo tenere su il mio nome, in una vicenda che non ha portato quasi a nulla. All'inizio si parlava di centinaia di partite, poi solo di una, presunta»
© Foto Liverani
BOLOGNA, 22 agosto - «
Forse a qualcuno fa comodo tenere su il mio nome, in una vicenda che non ha portato quasi a nulla. All'inizio si parlava di centinaia di partite, poi solo di una, presunta». Beppe Signori, radiato in secondo grado dalla giustizia sportiva per il calcioscommesse, ha denunciato in una conferenza stampa a Bologna quello che ritiene essere un "
accanimento" nei suoi confronti. Da parte della stampa, «
che mi ha sbattuto in prima pagina nei giorni in cui c'era uno che aveva fatto una strage in Norvegia». E anche dal punto di vista della giustizia. L'ex calciatore, come in altre occasioni, ha sostenuto la mancanza di prove a suo carico. «
Non riesco a capire - ha detto più volte -
come possa essere che io che non ho nessuna intercettazione abbia avuto le stesse condanne, o superiori di chi ne ha 300. Come può essere radiato uno senza neppure una telefonata?». Forse, ha proseguito, «
e ho la sensazione che sia così, a qualcuno fa comodo tenere il mio nome, come fa il cane quando tiene l'osso in bocca e lo riporta al padrone. Ma non è corretto». Non ha comunque voluto fare nomi: «
Sarebbe troppo facile», ha risposto ai cronisti. Signori ha anche spiegato di aver comprato i cd con le intercettazioni dell'inchiesta, «
per ascoltare e capire». Tra le altre cose che ha fatto notare, c'è il fatto che nella convocazione a lui rivolta dalla Procura federale, risultava «
non tesserato». «
Poi improvvisamente - ha detto -
mi sono trovato tesserato e sospeso».
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