Torino torna al vertice, tra orgoglio e scaramanzia
Le imprese di Juve e Toro ripropongono una caratteristica tipica del dna della città : la capacità di reinventarsi un futuro. Conte e Ventura ne sono l'ennesima dimostrazione
© M. DreostiLa Juve, prima dei due orribili settimi posti (primato storico negativo), aveva conosciuto l'onta della serie B nel 2006 e il Toro si era preso la sadica rivincita di giocare per la prima volta in A quando i cugini stavano nella serie minore. Soddisfazione che durò poco, perchè retrocessero e da allora (tre anni) per i tifosi granata sono state solo amarezze. In comune, le due tifoserie, così diverse per temperamento (più compassati i bianconeri, più sanguigni i granata), hanno vissuto momenti di grande amarezza, sbeffeggiate da avversari che mai, in situazioni normali, li avrebbero messi sotto: Udinese, Sampdoria, Lazio davanti alla Juventus erano un evento rarissimo; così come faceva effetto vedere gli eredi del Grande Torino commettere passi falsi con i vari Cittadella, Crotone, Albinoleffe, neofite della categoria. Pochi si sono accorti nel frattempo che c'è una Torino in generale che soffre, in ambito sociale ed economico. La città , travagliata dalle vicende Fiat e da una fase di trasformazione urbana e produttiva, sta cercando di rinnovarsi e con l'evento olimpico del 2006 ha dato il meglio di se stessa. Ma l'aria in città è sempre pesante, perchè nel frattempo si è aggravata la crisi generale del paese e da queste parti la mentalità di consolarsi con il calcio non esiste. Sia perchè granata e bianconeri avevano sempre la pancia piena, sia perchè il pallone regalava fierezza ma non era un valore assoluto, come dimostra il distacco ironico con cui lo viveva l'Avvocato. Le imprese di Juve e Toro, però, ripropongono una caratteristica tipica del Dna di Torino: la capacità di reinventarsi un futuro. Conte e Ventura ne sono l'ennesima dimostrazione.





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