Petrucci: «Calciocommesse un disonore per lo sport»
Il presidente del Coni: «Siamo tutti turbati, ma anche le leghe devono esserlo. La Lega di A ha fatto un incontro, ieri sera, e nessuna parola è stata detta su quello che accaduto, parlano solo di divisioni di soldi»
© LaPresseIMMAGINI NEGATIVE - L'inchiesta ieri ha portato all'arresto di 17 persone, tra cui spicca il nome del capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni. "Detto questo, le immagini che abbiamo visto sono molto negative - ha aggiunto al termine della Giunta Coni - anche se mi auguro che non sia tutto vero. C'è ampia collaborazione con la magistratura, con gli investigatori e con il procuratore Palazzi, persona seria e corretta, che sta facendo un durissimo lavoro in un momento difficile. Io sono vicino alla Figc: vada avanti senza tentennamenti, saremo al loro fianco in questa battaglia. Abete ci ha aggiornato sugli ultimi sviluppi, confermandoci, che Palazzi era in contatto con la Procura di Cremona, e che era al corrente di questa appendice. Anni fa avevamo già detto che le scommesse erano un grosso problema. Adesso dobbiamo proseguire su questa linea: non chiedo pene esemplari, le leggi ci sono e vanno applicate".
«TAVOLO? MI FERMO A RIFLETTERE» - «Il Coni è impegnato per cercare di rasserenare il mondo del calcio. Lo avete visto, e toccato con mano: il tavolo della pace non è stato un flop o un fallimento come sento dire, perchè da tutti gli interessati è stato fatto un passo in avanti. Mi chiamano ogni giorno per dirmi di andare avanti. Io sto fermo al mio posto, sto riflettendo sui tanti risultati favorevoli ottenuti, anche se il risultato finale non c'è stato». Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, è tornato a parlare del tavolo della pace, svoltosi lo scorso mercoledì a Roma, rimandando al mittente le accuse di fallimento o flop dello stesso tavolo, in particolare al presidente della Lega Pro, Mario Macalli. «Ci fosse una volta che non attacca qualcuno - ha aggiunto Petrucci - Stavolta ha attaccato il Coni per il tavolo, senza sapere come sono andate le cose. Da che pulpito viene la predica, poteva stare zitto. Quanto uscito sui giornali (documento d'intesa tra le parti in causa) era una delle ipotesi, alla fine non si è raggiunta l'intesa, e i presidenti mi hanno pregato di parlare a nome di tutti. Macalli rappresenta una lega indebitata e costretta ogni anno a rinunciare a delle squadre: può dare giudizi, ma deve accettare l'esistenza di un'istituzione, come il Coni, che sta sopra di lui. Può anche dare lezioni se vuole, ma resti con i piedi per terra».
«LA LEGA DI A NON PENSI SOLO AI SOLDI» - «La Lega di A continua a parlare solo di divisioni soldi, come ha dimostrato anche ieri sera nell'incontro a Desenzano del Garda, in cui mancavano anche autorevoli rappresentanti, protagonisti invece al tavolo della pace». Così il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha commentato la festa della Lega di A, andata in scena ieri sera, rispondendo anche alle critiche del presidente dimissionario, Maurizio Beretta. «Non sta a me parlare di Lega spaccata - ha aggiunto Petrucci - Non mi riguarda. Tante volte ho idee diverse da Beretta, ma lo rispetto. Ho esperienza nel mondo del calcio, e da presidente del Coni, dico la mia, anche perchè il calcio fa parte del Coni. Io rappresento tutto lo sport italiano,e anche gli interessi di serie A, e da organo istituzionale ho il diritto e il dovere di intervenire. Non ce l'ho con nessuno, anzi, il troppo amore mi porta a dire questo. Possono dire che sono incapace, ci sta, ma non certo inesperto». Poi il presidente del Coni auspica che il calcio possa finalmente mettere da parte divisioni e polemiche per una nuova stagione di riforme. «Il mondo del calcio si faccia un esame di coscienza e passi alla riforme. Cosa gli impedisce di farlo, e perchè i presidenti non si mettono d'accordo.... Ci sono troppe squadre, rose troppe ampie e un accordo collettivo, che ricordo, non è ancora stato firmato. Abbiamo anche un pizzico di umiltà».




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