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ROMA, 19 maggio - «
Lui per me è una continua fonte d'ispirazione, e lo sa. Per questo gli dedico la vittoria nell'Europa League». Andrè Villas Boas, tecnico del Porto, è anche lui come Pep Guardiola il nuovo che avanza (e vince) in fatto di allenatori. E all'indomani del successo in Europa League, rende omaggio al tecnico che gli fa da modello, più di quel Mourinho di cui il 33enne tecnico del Porto è considerato il discepolo. Dopo aver lasciato lo staff di Mou ed essersi messo in proprio, ma prima di cominciare la sua nuova carriera, Villas Boas trascorse un periodo a Barcellona per osservare gli allenamenti della squadra 'blaugrana', «
e lì ho imparato tante cose. Come quella che non servono giocatori che non sappiano essere anche riserve». Per questo, come Guardiola, ha deciso che doveva costruire un modello di gioco, il 4-3-3, a cui tutti dovevano adeguarsi «
ed in cui qualsiasi giocatore può entrare», con una rosa non troppo ampia più i giovani. «
Dedico questa Coppa (l'Europa League n.d.r.)
anche a Mourinho - ha aggiunto Villas Boas -
, al quale devo molto, e al signor Bobby Robson, che ebbe così tanta pazienza con me». Villas Boas infatti, di famiglia nobile e che abitava nello stesso palazzo dell'allora tecnico del Porto, cominciò a lavorare come osservatore quando aveva solo 17 anni, proprio alle dipendenze dell'ex ct dell'Inghilterra.
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