Ancelotti-Psg, la firma può attendere
Il tecnico lascia dopo 5 ore la sede del club francese, nessuna comunicazione ufficiale
© Foto LiveraniLO STAFF - Restano invece ancora aperte le trattative per il rinnovo del resto dello staff tecnico, di cui secondo il quotidiano sportivo L'Equipe dovrebbe essere mantenuto solo il preparatore dei portieri, Gilles Bourges. Si discute in particolare dell'arrivo di Sabri Lamouchi, altra vecchia conoscenza del calcio italiano che si è fatto conoscere dagli emiri chiudendo la sua carriera nella Qatar Stars League, per il quale sarebbe pronto il posto di viceallenatore. La questione dovrebbe comunque essere risolta entro la fine della settimana, in modo che domenica Ancelotti possa partire per lo stage in Qatar accompagnato dal nuovo staff al completo.
IL MERCATO - Prima della partenza, il neo-allenatore terrà una riunione con Leonardo, per discutere delle mosse di mercato. Ancelotti vorrebbe un laterale sinistro, per cui si fa con insistenza il nome di Florent Malouda, da sempre apprezzato dal tecnico italiano e oggi scontento per il poco spazio che trova tra i Blues londinesi. Ma anche un attaccante di prestigio, da affiancare all'ispirato duo sudamericano Nenè-Pastore: le attuali punte del Psg, Guillaume Hoarau e Kevin Gameiro, non sembrano all'altezza delle ambizioni del club parigino e dei suoi nuovi proprietari, pronti a farsi un altro, costoso regalo. In cima alla lista dei possibili arrivi resta il milanista Alexandre Pato, che dopo la pungente intervista di ieri sembra allontanarsi sempre più da Milanello. Tanto che, secondo i media transalpini, potrebbe passare al Paris Saint-Germain già il 4 gennaio, quando le due squadre si incroceranno a Dubai per un'amichevole di lusso. Nomi da squadra stellare, capaci di far sognare molti. Ma non tutti: tra i tifosi storici, affezionati alla maglia e alla tradizione, cresce infatti il malcontento, accentuato dal modo brusco in cui è stato allontanato l'ormai ex-tecnico Antoine Kombouarè. E anche qualche nome illustre della cultura e della politica - dal ministro dell'Industria Eric Besson all'attore Lorant Deutsch - si lascia in questi giorni andare a critiche nostalgiche a un club che "ha venduto l'anima" per fame di successo e voglia di guadagnare sul merchandising. "Non è più Parigi - commenta amaro Deutsch, intervistato da Le Monde - ormai è Disneyland".

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