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Capello, il 'Padrino' che ha salvato la Nazionale

Capello, il 'Padrino' che ha salvato la Nazionale
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© Foto REUTERS
 
Stampa inglese: «Il Ct come il boss del famoso film»
LONDRA, 28 dicembre - Il "padrino" Fabio Capello, "l'implacabile italiano che governa con la paura", in meno di un anno ha trasformato la Nazionale inglese da un gruppo che faceva ridere tutti in una seria contendente per i Mondiali del 2010. Lo afferma il News of the World', in un articolo nel quale definisce il tecnico friulano "un leader che chiede rispetto totale e lealtà indefettibile", "un uomo che sa quello che vuole e come ottenerlo, e guai a chiunque si ponga sulla sua strada". "È per questo che nessuno, in questi giorni, vuole avere problemi con 'Don' Fabio Capello.

THE GODFATHER - Certamente non i tecnici suoi rivali, di sicuro neanche i suoi uomini", scrive il settimanale britannico, secondo il quale. come Don Vito Corleone, Capello "è il padrino al quale bisogna obbedire", un allenatore che con i suoi giocatori tiene le distanze. «Il leader è il leader, c'e solo un capo, che viene giudicato continuamente da 24 giocatori», afferma l'allenatore, citato dal News of the World. Per questo «è importante che i giocatori conoscano il mio ruolo, la mia autorità», aggiunge, spiegando che la sua autorità si esplica «sul terreno di gioco, negli allenamenti, nel rapporto con i giocatori in ogni momento». «La cosa importante è il rispetto, quindi sono amico dei giocatori ma preferisco stare in disparte, rispettare le distanze e le differenze tra noi... non è importante giocare a carte o essere uno del gruppo», prosegue il ct inglese. Il giornale sottolinea la differenza rispetto all'approccio del suo predecessore, Steve McClaren, che faceva comunella con i giocatori e finì da questi scaricato.

NIENTE FAVORITISMI - Nelle convocazioni, Capello non vuole favoritismi nè si fa impressionare dai nomi: «I primi undici non sono per simpatia, vengono scelti perchè cerco di vincere ogni partita», spiega, dichiarandosi «molto soddisfatto» del suo primo anno alla guida della Nazionale, un anno «pieno di cose positive». E ai grandi del passato Bobby Charlton e Geoff Hurst che lo accostano a Ramsey, il ct che li guidò al Mondiale '66, risponde: «Significa che apprezzano il mio lavoro, ma in tutta onestà aspetterei prima di paragonare me a una leggenda come Sir Alf. È molto lunga la strada per arrivare al livello di Sir Alf Ramsey», si schermisce.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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