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Ancelotti nella bufera: «Non ho mai pensato di dimettermi»

Ancelotti nella bufera: «Non ho mai pensato di dimettermi»
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© AP
 
Il tecnico dei "Blues" attraversa il momento più duro della sua gestione
LONDRA (INGHILTERRA), 22 novembre - Tre sconfitte nelle ultime due settimane, voci di clamorose dimissioni, incomprensioni con la dirigenza: nel momento più difficile della sua avventura inglese Carlo Ancelotti smentisce di voler lasciare il Chelsea. Ieri era stata la società di Stamford Bridge a zittire con un comunicato le indiscrezioni sul futuro del tecnico italiano. Oggi ci ha pensato lo stesso Ancelotti che alla vigilia della gara di Champions League contro lo Zilina ha ribadito il concetto: niente dimissioni, nessuna lite con Roman Abramovich. «Tutte le voci degli ultimi giorni sono completamente false - le parole del tecnico italiano -. Non so da dove provengano. Ho un contratto fino al 2012 con questo club e come ho detto tante volte, voglio restare qui. Amo non solo questa società ma anche questi giocatori. Ho la massima fiducia in loro, in questa rosa, e non c'è ragione per cambiare idea».

CRISI CHELSEA - I dubbi su Ancelotti sono stati alimentati dalle novità degli ultimi giorni. Prima il sorprendente allontanamento del suo vice Ray Wilkins, e la promozione di Michael Emenalo, uomo di fiducia di Abramovich. Poi il protrarsi delle trattative per il rinnovo del contratto dello stesso Ancelotti. Nel mentre il pessimo momento dei Blues, afflitti da una serie di infortuni (John Terry e Frank Lampard), ma soprattutto sconfitti tre volte nelle ultime quattro partite. Un solo gol all'attivo negli ultimi 360' (dopo i 27 nelle prime 10 giornate), solo tre punti su 12 a disposizione. Un vistoso rallentamento che è costato il primo posto in solitario (raggiunto dal Manchester United) e ha permesso alle inseguitrici di farsi sotto (Arsenal e City, rispettivamente a -2 e -3). «Quando una squadra non ottiene risultati è normale che l'allenatore sia sotto pressione - ha spiegato Ancelotti -. E ovviamente anche io lo sono, anche perchè vorrei che il Chelsea vincesse sempre. Ma in questo momento l'unica cosa che conta è restare concentrati e uniti, e fare in modo che la squadra torni a giocare bene».

SFORZO SUL MERCATO - Già sicuro della qualificazione agli ottavi, pur sempre al vertice in Premier League, reduce dallo storico "Double", non sono certo i risultati a poter essere rimproverati al tecnico italiano. Ma dopo aver sposato la politica dell'austerity introdotta da Abramovich l'estate scorsa, e aver accettato di ridimensionare le sue richieste di mercato, ora il manager dei Blues si aspetta uno sforzo economico per rimediare alle molte assenze (anche Alex rischia un lungo stop, mentre è già finita la stagione di Yossi Benayoun). Per questo, dopo la sconfitta con il Birmingham, aveva dichiarato di sentirsi solo un "allenatore" e non - come nel caso di Sir Alex Ferguson - un manager con voce in capitolo sul mercato. Un distinguo per sottolineare le scelte della società, non necessariamente coincidenti con le sue. Soprattutto in un momento come questo, in cui si trova a dover fare le nozze coi fichi secchi, alle prese con una rosa decimata, sempre più ridotta all'osso.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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