Gotze: «Che emozione vincere il Golden Boy»
Il talento diciannovenne del Borussia Dortmund e della Nazionale tedesca, vive il presente come fosse proiettato costantemente nel futuro. Intanto si gode il prestigioso premio: «È da giorni che non sto più nella pelle. Voglio baciare questo trofeo sperando che mi porti fortuna come l’ha portata ai miei illustri predecessori»
Mario, cosa rappresenta la vittoria nel Golden Boy?
«È da giorni che non sto più nella pelle. Sono troppo contento, entusiasta è dir poco. È una soddisfazione enorme, un grande onore. Soprattutto se giro il piedistallo del vostro Pallone d’Oro e leggo nella targhetta posteriore i nomi dei precedenti vincitori. Fior di campioni e all’epoca tutti Under 21 come me. Voglio baciare questo trofeo sperando che mi porti fortuna come l’ha portata ai miei illustri predecessori».
C’è un nome che ti intriga in modo particolare?
«E beh, uno su tutti: Leo Messi. Un fenomeno. Lui e Cristiano Ronaldo sono i due migliori giocatori del pianeta. Gli altri stanno molto più indietro, nessun dubbio».
Beckenbauer ha dichiarato che tu sei il Messi tedesco...
«Le parole del Kaiser sono come la Bibbia. Non posso che ringraziarlo. Lui è mito vivente, uno che nel calcio ha vinto... qualcosina, no? Campione del mondo prima da giocatore e poi da allenatore: che cosa si può chiedere di più?».
Dunque concordi con il suo paragone?
«Sì, certo: come no? Anche se qui mi hanno soprannominato Gotzinho perché dicono che ho i piedi da brasiliano e per via di quel “golazo” che ho segnato proprio al Brasile nell’amichevole dello scorso agosto a Stoccarda, la rete per ora più bella della mia carriera. Diciamo che il mio ideale sarebbe quello di diventare un insieme fra Messi e Ronaldo:
mica male, no?».
I tuoi obiettivi per l’anno nuovo?
«Rivincere la Bundesliga, conquistare l’Europeo 2012 con la Germania e, a livello personale, rivincere il Golden Boy visto che fra un anno rientrerò ancora nella categoria degli Under 21».
I giurati internazionali del nostro premio, però, non sono soliti votare di nuovo - laddove rieleggibile - un precedente vincitore: sostengono che l’aver conquistato il Golden Boy ti proietta automaticamente in una nuova dimensione, quella dei candidati al “Ballon d’Or” della Fifa.
«Ah, non ci avevo pensato. Allora preferisco seguire i consigli della vostra autorevole giuria e puntare al Pallone d’Oro senza limiti d’età...».
Hai battuto Thiago Alcântara di ben 80 punti, un successo schiacciante. L’anno scorso Balotelli prevalse su Wilshere di soli 11 punti...
«Altro dato che mi inorgoglisce e che mi motiva ancora di più a dare sempre il massimo. Balotelli è un grande e pure Wilshere mi piace molto, ma gli ho dato un grosso dispiacere quando con la Germania ho battuto l’Inghilterra 4-0 a Jena eliminandola due anni fa dagli Europei Under 17. Io feci il quarto gol. Poi conquistammo il titolo nella finale contro l’Olanda».
Qual è stato il tuo idolo?
«Zidane, un artista. Vederlo giocare è sempre stata una goduria. Che numeri faceva».
Zizou è cresciuto a pane e calcio facendosi le ossa in partite infuocate nelle strade di un quartiere popolare di Marsiglia pieno di immigrati nordafricani. E tu?
«Beh, ho cominciato anch’io nei giardinetti vicino casa. Ma mio padre Jürgen, professore di matematica e fisica, voleva che studiassi e non andassi per strada. E così, grazie all’aiuto di mamma Astrid e di mio fratello maggiore Fabian, ora in forza al Magonza, abbiamo trovato il compromesso vincente: potevo continuare a giocare a calcio a patto di iscrivermi nelle giovanili di una società professionistica. E dopo una fugace esperienza a Houston, in Texas, dovuta al lavoro di papà, dall’età di 9 anni sono tesserato per il Borussia Dortmund. Ho abbandonato presto la scuola per concentrarmi solo sul calcio: con tanti saluti alle radici quadrate, ai teoremi e alla trigonometria tante care a mio padre. Mamma mia che brutte parole... ».
Il tuo contratto scadrà nel 2014 ma c’è chi dice che forse, già dopo i prossimi Europei, potresti volare all’estero per una trentina di milioni di euro, per esempio a Londra da Wenger. Sei pronto per l’avventura in un grande club straniero, come hanno fatto molti dei tuoi predecessori nel Golden Boy?
«Sì, certamente. Ma tutto dipende dalla società. Per ora non ci penso. Chissà, probabilmente fra un paio d’anni mi lasceranno partire. So che se voglio sfondare in tutti i sensi non posso continuare a giocare tutta la vita qui. I miei amici e compagni di Nazionale Mesut Özil e Sami Khedira, per esempio, si sono già da tempo trasferiti in Spagna».
Dove ti piacerebbe giocare se potessi essere tu a scegliere?
«Sicuramente nel Barcellona, è la squadra che pratica il miglior calcio del mondo. Chi non vorrebbe giocare a fianco di Messi, Xavi, Iniesta, Fàbregas e compagnia cantante? Seguo molto la Liga».
Segui anche la nostra Serie A?
«Se devo essere sincero, non molto. Amo di più il calcio spagnolo e quello inglese, si gioca più all’offensiva, con meno tatticismi. Io sono uno che preferisce vincere 4-3, segnando cioè un gol più degli avversari, piuttosto che 1-0, ovvero subendo un gol in meno. È una questione di mentalità. E sotto questo aspetto il Barça è all’avanguardia. Fra l’altro so che la prossima stagione vi soffieremo un posto in Champions League: noi con 4 squadre e voi solo con 3... ».
Sei mai venuto nel nostro Paese?
«Sì, una sola volta in vacanza quattro anni fa con la famiglia. Siamo stati sul Lago di Garda: un posto incantevole, da tornarci».



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