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Vialli e Rossi esperienza Champions League

Gianluca Vialli, ex attaccante della Juventus
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© Foto Liverani
 
L'ex punta di Samp e Juve: «Vincerla è l'emozione più bella»
TORINO, 22 maggio - In vista della finale di Champions League, in programma mercoledì prossimo, Gianluca Vialli e Paolo Rossi, apprezzati opinionisti di SkySport, hanno riavvolto il nastro della memoria svelando ai microfoni di ESPN Classic i ricordi delle loro finali nella massima manifestazione continentale. Martedì prossimo (26 maggio), vigilia della finale di Champions, ESPN Classic (canale 216 di Sky) trasmetterà alle ore 21.00 la finale di Coppa delle Coppe del 1991, giocata proprio da Manchester United e Barcellona. La vittoria dei Red Devils fu il primo successo europeo di Sir Alex Ferguson sulla panchina del Manchester United.

GIANLUCA VIALLI -  «Vincere la Champions League rimane, a livello di squadre di club, la cosa più bella che possa capitare a un calciatore. A Wembley contro il Barcellona (era il 20 maggio 1992, n.d.r.), con la maglia della Sampdoria, persi. Credo sia stata l’unica partita al termine della quale ho pianto. Soprattutto perché avevo sbagliato due o tre gol e quindi il risultato avrebbe potuto essere differente. Quattro anni dopo mi sono preso una bella rivincita, con la maglia della Juventus, proprio all’Olimpico, dove si disputerà la finale tra Manchester United e Barcellona. Riuscimmo a battere l’Ajax dopo i calci di rigore. Per quel che era successo quattro anni prima a Wembley, vissi quella sfida con molta tensione e pressione. Più che gioia al termine della partita provai sollievo. Averla vinta, voleva dire cancellare il brutto ricordo di quattro anni prima. Soltanto più tardi sono riuscito a capire l’importanza di quello che avevamo fatto».

PAOLO ROSSI - «Il mio ricordo legato alla finale di Champions League risale al 1983. Ad Atene si giocava Juventus-Amburgo. Favorita era la mia Juventus. Purtroppo in quella partita la Juventus giocò poco e male. Fummo gelati da uno straordinario gol di Magath e da lì non ci riprendemmo più. Non riuscimmo più a trovare il bandolo della matassa. Giocammo molto male, fu una grande delusione per tutti noi che ci aspettavamo sicuramente qualcosa in più».

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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