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Champions, per la finale devi spendere 40 milioni

Champions, per la finale devi spendere 40 milioni
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© Foto REUTERS
 
Manchester e Barcellona hanno speso sul mercato 90 milioni per arrivare a Roma

ROMA, 25 maggio - Bravura, classe, fortuna, ma anche una cospicua somma di denaro quantificabile in almeno 40 milioni di euro, è la “ricetta” per raggiungere una finale di Champions League. Questo è ciò che hanno messo in campo Manchester United e Barcellona, secondo l’analisi di StageUp – Sport & Leisure Business, i due club protagonisti della finale di mercoledì sera allo stadio Olimpico di Roma. Ed il ritorno per le due società non sarà tanto in termini economici quanto soprattutto di immagine, almeno nell’immediato, se si pensa che nella stagione 2008/2009 il club inglese, già campione in carica, per rinforzare la già ottima rosa ha dovuto spendere 47,5 milioni di euro, quasi 5 milioni in più dei 42,9 milioni di euro incassati dalla Uefa per il successo 2007/2008. Stesso discorso per il Barcellona capace di sborsare 41,1 milioni in campagna acquisti rispetto agli “appena” 27,5 milioni di euro versati dall’Uefa nelle casse blaugrana per la semifinale raggiunta lo scorso anno.   

MODELLI DIVERSI -
La sfida fra Manchester United e Barcellona non è solo una sfida calcistica ma anche il confronto fra due modelli di management sportivo differenti ma allo stesso modo vincenti. Da un lato, si legge nello speciale rapporto di StageUp – Sport & Leisure Business sulla finale di Roma, il club inglese, una società per azioni oggetto nel 2005 di una operazione di business strategico da parte di una famiglia di imprenditori statunitensi, i Glazer; dall’altro la Polisportiva per antonomasia, fiore all’occhiello di una comunità e di un sistema di gestione articolato con un forte legame con la base sociale del territorio di appartenenza.
Il club inglese, punto di riferimento del business calcistico mondiale, è capace di attirare circa 44 milioni di euro l’anno dai soli sponsor di maglia, mentre quello spagnolo, per scelta politica legata alle proprie tradizioni, rinuncia ad incassare dalla sponsorizzazione principale lasciando immacolata “la camiseta” ed impegnandosi, al contrario, a versare una somma annuale nelle casse dell'Unicef.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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