Balotelli stella in carcere. Ai detenuti: «Non mollate»
L'attaccante azzurro, assieme a Buffon e Prandelli, ha fatto visita ai 200 detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano. Il più acclamato è ovviamente il giocatore del Manchester City: «Sono stato un po' all'Inter, poi non ce l'ho più fatta e sono andato all'estero...»
© Foto PegasoLE RICHIESTE DEI DETENUTI - Poi, una volta giunti il ct e il capitano della Nazionale, il loro è stato un cameo di lusso di fronte all'entusiasmo scatenato dall'attaccante "coloured", l'unico alla prima esperienza assoluta del genere. Abbracci, richieste di autografi, un vero e proprio assalto prima di salire sul palco della sala cinema. «Torna in Italia», gridava qualcuno a Balotelli; lui, a una delle 15 detenute, africana anche lei, che chiedeva come facesse a reggere la pressione dei media replicava col sorriso: «Sono stato un po' all'Inter, poi non ce l'ho più fatta e sono andato all'estero...». Per un quarto d'ora, insomma, i detenuti hanno messo da parte problemi e dolori. Quelli esposti con lunghe lamentele sulle condizioni di vita in un'ora a tratti anche tesa con Riva e Oreste Cacurri, direttore di un carcere costruito nell'83 per 350 persone e ora affollato di mille condannati per ogni tipo di reato, esclusi quelli di mafia e pedofilia. Al 70% africani, tra i 200 fortunati che hanno inneggiato alla battaglia di Pannella e ottenuto la promessa del rifacimento del campo di calcio, uno ha alzato il dito: «Sono il cugino di Christian Maggio, posso chiedervi di salutarlo?». Istanza accolta.
L'OCCASIONE DELLA VITA - Ancor più in secondo piano, d'altra parte, sono passati i piccoli problemi azzurri. A cominciare dal caso Balotelli: «Mario, è vero che vai in campo con l'Ipad?», la prima domanda rivoltagli. «In riscaldamento, non in panchina», ha replicato col sorriso il giocatore. Tra lui e Prandelli è apparsa evidente l'intesa, anche se ieri il ct gli ha lanciato chiaro il messaggio: cerca di evitare atteggiamenti di finta indolenza, dacci sotto perché il futuro è tuo. «Gigi, diglielo tu che ci hai messo due anni per diventar titolare...», l'ironia sottovoce del ct a Buffon che raccontava del suo curriculum azzurro, prima di consigliare a un detenuto depresso di «prendere coscienza che è una malattia, non avere paura delle tue fragilità, e capire che se vuoi la sconfiggi». Ma quel quarto d'ora è volato via a parlare quasi solo di calcio, in un entusiasmo difficile da contenere anche per le guardie carcerarie. «I giovani? Mario è un esempio - ha chiuso Prandelli - ha 21 anni. Dipende molto da lui». A suo modo, anche Balotelli ha l'occasione della vita.




COMMENTI