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Cuneo, mai così in alto

La migliore squadra del dopoguerra prova il grande salto in Prima Divisione

Cuneo, mai così in alto© LaPresse

ROMA - Così in alto non è stato mai. Sul tetto d’Italia e nei piani nobili della classifica di Seconda Divisione. Nella sua ultracentenaria storia il Cuneo, che pure ha militato e convinto nella ex serie C2 lustri addietro arrivando anche a giocarsi la finale di Coppa Italia di categoria, non aveva mai vissuto tanta grazia. Speciale 2011: un anno irripetibile, probabilmente unico, senz’altro straordinario, sicuramente indimenticabile. Dodici mesi che, dapprima hanno sancito la vittoria del campionato, assolutamente dominato e, poi, regalato la prima gioia del primo titolo nazionale, quello scudetto dei dilettanti conquistato a Treviso nella finalissima contro il Perugia e, ancora, consegnato agli onori delle cronache sportive e degli annali una squadra che, per quanto rinnovata, è arrivata al giro di boa del girone d’andata destando ottime impressioni.

Si, perché, a dispetto di tutto Cuneo c’è. E’ caduto, ha faticato, si è rialzato, e, alla fine, è stato premiato. Gli sono occorsi tre anni di purgatorio per ritornare laddove, da sempre, ha sentito di meritare di stare. Ha cambiato proprietà, rivoluzionato la società, imparato a crescere e, in particolar modo, è riuscito a vincere. E dire che tutto iniziò poco più di tre anni addietro: fu allora, in un travagliato giorno di luglio, che la famiglia Arese, dopo l’amara retrocessione maturata in calce ad una stagione difficile, cedette il club a Marco Rosso, giovane imprenditore del territorio. I più lo guardarono con diffidenza, in molti lamentarono la mancata richiesta di ripescaggio, ma lui, con il riserbo che lo contraddistingue, disse di avere un programma triennale e di volerci provare. Così, insieme alla famiglia Morano, iniziò la nuova avventura, sui tornò sui campi della periferia del calcio che conta e, come promesso, a distanza di tre sole stagioni, il Cuneo ha realizzato il proprio sogno. Ha vinto tutto e contro tutti. Mica male..
Anche se c’è ancora molto da fare perché la storia è tutta da scrivere e raccontare. “Quando rilevammo la società fa Franco Arese ci prefiggemmo l’obiettivo di tornare nei professionisti in un lasso temporale di tre anni e, di fatto, siamo riusciti nel nostro intento. Abbiamo commesso degli errori, certo, ma anche imparato e, alla fine, dimostrato la bontà del nostro progetto e la veridicità delle nostre intenzioni – racconta l’attuale patron, oltre che presidente Marco Rosso -.  Concluso il primo triennio poi, dopo la vittoria del campionato e dello scudetto, abbiamo deciso di riorganizzare nuovamente la società, conferendole la necessaria professionalità nei ruoli chiave e, quindi, abbiamo insignito Massimo Bava del ruolo di direttore generale e ingaggiato un allenatore come Ezio Rossi. Professionisti dal comprovato valore che, sostanzialmente, ci hanno consentito di presentarci nella maniera migliore al ritrovato pianeta professionistico. Con loro, e insieme al team di lavoro di cui ci si è dotati, si è quindi iniziato un nuovo percorso a medio termine volto a crescere ancora e, possibilmente, migliorare ulteriormente, senza tuttavia illudere nessuno, né tantomeno fare particolari reclami. L’auspicio è ovviamente quello di mantenere la categoria, per poi provare a puntare a qualcosa di più, anche se non nascondo che l’impegno professionale ed economico, da questo punto di vista, è notevole.”
Il presidente, infatti, detenendo la quasi totalità delle quote societarie e, di conseguenza degli oneri economici, da sempre lamenta il poco (o quasi nullo) interesse da parte dell’imprenditoria locale. “Affinché si possano perseguire con efficacia certe ambizioni, occorrerebbe che il tessuto socio-economico di una delle province più ricche e laboriose del Bel Paese si rendesse disponibile a partecipare, e a supportare, un progetto che intende valorizzare piazza e territorio – conferma Rosso -. A tal riguardo, peraltro, necessiteremo anche di strutture più funzionali e, in particolar modo, di uno stadio nuovo, nuovo, moderno, fruibile, dedicato al gioco del pallone. In questo senso, a scanso di fraintendimento o eventuali illazioni, da parte mia sussiste, da tempo, la più totale disponibilità nel costruire un nuovo stadio, rispettando normative ed esigenze, senza alcun tipo di speculazione. Senza un’impiantistica adeguata, infatti, ogni sforzo risulterebbe vano poichè per puntare in alto, per ambire a realizzare qualcosa di importante, si devono avere i mezzi e le possibilità, anche infrastrutturali, per farlo”.

Ufficio Stampa Lega Pro

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