Alessandria, ora sono 100. E tante incognite sul futuro
Club in bilico tra una storia centenaria, un presente difficile e un futuro da costruire
© LaPresseUNA SCUOLA ANTICA - Eppure qui è nata la “scuola alessandrina”, con un maestro inglese, George Smith, che ha dato, più di tutto, giocatori alla nazionale. Baloncieri, Banchero, Bertolini, Cattaneo. E Giovanni Ferrari. Si, proprio lui, l’unico giocatore ad aver vinto per due volte la Coppa del Mondo, nel 1934 e nel 1938, e otto scudetti e fondatore del Centro Tecnico di Coverciano. L’asso della Cararola, per ricordare che “Giuanen” era nato in quella successione di case e cortili nel cuore della città, debutta quando non ha ancora 16 anni, il 7 ottobre 1923, 2-1 sulla Sampierdarenese, con doppietta di Baloncieri. Trentasei anni dopo la storia si ripeterà, con Gianni Rivera in serie A. In mezzo ci sono le molte vittorie sul Casale, la prima poche settimane dopo la nascita, che è il 18 febbraio 1912, 5-1 quando ancora i grigi si chiamavano Forza e Coraggio, costola di una società di ginnastica, e le maglie sono ancora a fascioni bianchi e celesti. Per un decennio, dal 1919 al 1929, l’Alessandria è al campo degli Orti, ribattezzato la “fabbrica del fango”, dove gli avversari si impantanavano e i padroni di casa volavano. Il 6 ottobre 1929 la “prima” in quella che era lo stadio del Littorio, con quasi 20mila posti, e nel 1946 diventerà il “Moccagatta”.Una maglia unica, quella grigia, “il colore più bello del mondo, unico e inimitabile, la sintesi di Alessandria”, come sottolinea sempre Rivera. Cento anni intensi: come non ricordare i 120 minuti a San Siro, il 23 giugno1957, 2-1 e ultima promozione in serie A davanti a oltre 60mila persone, e la finale della prima Coppa Italia Semipro, al Flaminio, 29 giugno 1973, 4-2 sull’Avellino, gara sospesa per invasioni dei tifosi campani e risultato omologato. Un lungo elenco di spareggi, botta e risposta con il Prato, 3-2 per i toscani nel 1985 quando in grigio giocavano Camolese, Sgarbossa, Marescalco, Gregucci e Scarrone e 3-2, nel 2000, per l’Alessandria che torna in C1, primo anno di presidenza Spinelli, doppietta di Montrone e in panchina Maselli, al suo fianco Tony Colombo, la bandiera, 406 presenze in grigio.
GLI ULTIMI ANNI - Nel 2003 il fallimento, la faticosa ripartenza, la Nuova Alessandria senza simbolo, maglia e tifosi, che fatica a salvarsi in Eccellenza. Poi il ritorno in D, cinque anni di Gianni Bianchi presidente, la squadra dei record guidata da Salvatore Iacolino, che torna nei professionisti con due mesi d’anticipo e 17 punti sulla seconda, la C1 l’anno dopo, la B sfiorata nell’ultimo campionato. L’estate del calcioscommesse, la responsabilità diretta per un presidente inadempiente in tutto e, il 23 giugno 2011, l’ennesimo salvataggio. Merito degli alessandrini, alcuni soci che escono subito allo scoperto, come Paolo Campagna e Gianluigi Capra, altri che preferiscono restare ancora finanziatori “nell’ombra”. La tifoseria vorrebbe sapere di più sui secondi, Paola Debernardi, prima presidente donna, assicura che “c’è solidità e anche chi ha permesso il salvataggio dell’Alessandria appartiene a questa provincia. Un salvataggio che è costato, fino ad ora, tre milioni di euro. Ma adesso la società è risanata, dopo essere stata salvata dal secondo fallimento in otto anni. Il 30 per cento è dell’Alessandria Communication&Marketing, composta da imprenditori del territorio, e l’alessandrinità non scenderà mai al di sotto di questa cifra. L’altro 70 per cento è a disposizione di persone serie, affidabili e con una progettualità importante. Perché la Seconda Divisione, in cui la squadra affidata a Giuliano Sonzogni fa fatica, deve comunque essere di passaggio. Lo chiede anche una tifoseria da serie A.



COMMENTI