Lega Pro, le protagoniste: Triestina, soffia il vento
Dal 2° posto in A con Rocco a un presente da vivere con la stessa antica passione
© Foto PegasoEppure, dal battesimo ufficiale (datato 18 dicembre 1918) a oggi, le ultime stagioni pesano come un macigno sul palmarès della società giliana e anche sul morale degli appassionati locali, avviliti da due retrocessioni consecutivi dalla cadetteria anche se la prima, era stata evitata “a tavolino” grazie a un provvidenziale ripescaggio estivo. Soltanto pochi fortunati con i capelli ormai bianchissimi possono ormai ricordare le 26 stagioni consecutive in serie A, culminate nel torneo 1947-1948 in un clamoroso secondo posto alle spalle del “grande Torino”. Allora, lo stadio “del Littorio” che in seguito sarebbe stato intitolato a Pino Grezar (tempio oggi ristrutturato e ‘girato’ al mondo dell’atletica leggera) costituiva sul colle di Valmaura un’arena ribollente di entusiasmo a fianco dei ‘muli’ alabardati. Un entusiasmo progressivamente scemato a partire dal 1959 con l’ultimo contatto con quella massima categoria diventata un autentico miraggio, conquistato sul campo nel 1985 (ma subito perso per una brutta storia di calcio scommesse) e solo sfiorato durante la recente quanto straordinaria gestione targata Amilcare Berti, capace di trascinare la squadra dalla C2 fin quasi alla serie A in tre soli stagioni. In mezzo ad una discesa inesorabile, culminata pesino nella serie D degli anni settanta (unico ricordo meritevole il derby stracittadino del 1976 contro il Ponziana che portò sugli spalti 20.360 spettatori) e addirittura al fallimento del 1994 con successiva ripartenza da Campionato Nazionale Dilettanti prima del ripescaggio in C2.
E piano piano, si arriva ai giorni attuali con gli ultimi dei due lustri caratterizzati dall’alternarsi di una quindicina abbondante di allenatori e ben quattro proprietari: il sempre rimpianto Berti; il catastrofico Flaviano Tonellotto; i Fantinel, meritevoli per aver salvato la società da un nuovo fallimento nel 2006 ma in seguito protagonisti di una debacle agonistica dietro l’altra; e, infine, il nuovo patron Sergio Aletti, reduce dall’esperienza di Cesena e Ravenna.
L’ennesima rivoluzione è infatti giunta appena un mese fa: l’imprenditore lombardo aveva prima rilevato il 50% delle quote societarie dei Fantinel ma poi, deciso ad essere anima decisionale unica, ha acquisito l’intero pacchetto. Dopo aver già parlato nel capoluogo giuliano il nuovo tecnico Gian Cesare Discepoli e il diesse Antonio Recchi, Aletti ha ritagliato per se il ruolo di amministratore delegato, lasciando alla compagna Cristina De Angelis il ruolo di presidente e a Vittorio Pedicchio (numero due dell’Assindustria giuliana e vertice della cordata locale che in estate aveva cercato di rilevare la società) quello di vice. “I nostri obiettivi? Portare la Triestina in A, puntare sui giovani e togliere gli spettatori virtuali dal Rocco”: queste le promesse fatte a bruciapelo dal vulcanico presidente De Angelis con il suo look da ‘femme fatale’, la favella spregiudicata e una simpatia travolgente. E, alla fine, il mercato ha portato un’autentica rivoluzione (12 gli arrivi più l’inglesino Morrisey giunto nelle ultimissime ore dal Manchester City, nove le cessioni e solo cinque le conferme) con Discepoli costretto a schierare addirittura cinque esordienti nel vittorioso esordio interno contro il ferali Salò. “Abbiamo accettato la sfida in extremis – ricorda sempre la milanese De Angelis – siamo stati due matti: Sergio lo si ama o lo si odia, è un leader e un trascinatore, mentalmente avanti – garantisce – Discepoli sarà sempre intoccabile a meno che non si proponga Mourinho, dovesse anche perdere 33 gare su 34 mentre il nostro stadio deve diventare un fortino inespugnabile”.
Ufficio Stampa Lega Pro



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