Oltre cento anni di storia per la società rossoblu che lotta con orgoglio per restare in 2ª Divisione
© Foto Pegaso
TORINO - Valenza, la casa dei giovani. Il presidente Alberto Omodeo ha anticipati i tempi, ‘precursore’ delle scelte della Lega Pro per offrire la ribalta del calcio professionistico a molte giovani promesse che, altrimenti, rischierebbero di avere le porte chiuse in A e B. “E che, invece, in Prima e Seconda Divisione possono crescere. E la Valenzana con loro”. Un ritorno alle origini, perché il calcio, a Valenza, nasce grazie ai giovani: già nel 1906, Unione Sportiva Valenzana, prevalentemente ginnastica, origine comune a molti sodalizi che debuttano negli anni a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, l’atto costitutivo ufficiale nell’aprile 1908, anno in cui si hanno notizie di alcune partite di calcio e, soprattutto, della volontà di dotare la città di un campo da gioco regolamentare, realizzato nella stagione 1912-1913, grazie al contributo di 200 soci. Entra così nel vivo anche l’attività calcistica, la compagine orafa iscritta al campionato di Promozione, gli anni più gloriosi del sodalizio rossoblu, contro le grandi dell’epoca che, in molti casi, sono anche le grandi di oggi. Nell’anno della scissione, 1921-22, la Valenzana resta in Figc, quando arrivano i primi stranieri prova a rinforzarsi con gli ungheresi Kostza e Maurer, con risultati inferiori alle attese. Per un breve periodo Valenza scompare dal calcio ufficiale, il presidente dell’epoca, Tommaso Ferrarsi, decide di non iscrivere la squadra al campionato 1929-1930 e i colori della città dell’oro si limitano ai campionati amatoriali. Un’ assenza che, guerra compresa, dura vent’anni, perché la Valenzana torna in Figc solo nell’annata 1948-’49 e il lungo ‘silenzio’ spiega un tifo che, da Valenza, guarda con più insistenza ad Alessandria. Al presidente Alberto Omodeo, magari tutto questo farà un po’ rabbia, perché i grigi hanno, anche oggi, molti sostenitori nella città dell’oro. E se Morando, nel 1926, è il primo trasferimento importante, c’è un altro legame forte con il capoluogo, Gino Amisano. Il ‘re dei caschi’ titolare di quella Agv che sta per ‘Amicano Gino Valenza’, si lega alla società nell’estate del 1972 e resta presidente per sei campionati. Le categorie sono Promozione e poi anche Prima, quando Amisano lascia, ma il suo contributo determinante per dare continuità ad una realtà che, dopo di lui, avrà due soli presidenti ‘longevi’, Sandro Omodeo, anche lui sei stagioni, e soprattutto Alberto Omodeo, da un ventennio alla guida dei rossoblu.
Anche nel calcio Omodeo si conferma ‘costruttore’: di una società solida e sana, da undici anni nel professionismo, dopo una fondamentale ‘preparazione’ con Gianni Bui in panchina, che guida la squadra al ritorno in D, “un uomo di calcio dal quale abbiamo imparato, tutti, tantissimo”. C’è, invece, Franco Della Donna in panchina quando la Valenzana conquista la C2. “L’oro di Valenza siamo noi” la scritta sulle magliette dei giocatori. “Siamo orgogliosi di esserlo da oltre dieci anni. E sono convinto che lo saremo anche in futuro” – garantisce il presidente, per nulla spaventato, né preoccupato dall’ultimo posto alla fine del girone d’andata.. “Ci sono ancora 57 punti a disposizione, arrendermi, o anche solo frenare di fronte alle difficoltà non mi appartiene. E’ un’annata complessa, ma io ho grande fiducia in Rossi e nella squadra”. Che potrebbe anche essere in parte ritoccata. Non certo stravolta. “Niente voli pindarici, non appartengono alla Valenzana: se ci saranno le condizioni per un paio di operazioni, le faremo. Partenze? Lo so bene che i nostri giovani piacciono a molti, (soprattutto l’attaccante Miracoli), ma credo proprio che, di questi tempi, nessuno chiederà di lasciare una società che paga gli stipendi puntualmente”. E che crede nei giovani.
Ufficio Stampa Lega Pro
COMMENTI