Lumezzane, l'idea fissa è giocare il serie B
Anche quest’anno nel mirino dei bresciani c’è la serie cadetta, sfiorata due volte in passato
© Foto PegasoCambiata la dirigenza (da Bonomi a Cavagna), il Lume (così lo chiamano i suoi tifosi) ha evitato la serie D solo ai playout nel 2007 per poi tornare in C1, nel frattempo Lega Pro Prima Divisione, categoria nella quale quest’anno festeggia la tredicesima partecipazione. Niente male per un club che non ha grandi investitori alle spalle e tantomeno un pubblico numeramene degno della categoria. Ma la voglia di fare e di stupire è tanta. Tutto è in mano al direttore sportivo Luca Nember (seguito anche da Brescia e Livorno la scorsa estate), lumezzanese doc e in grande sintonia con il presidente Renzo Cavagna. A mettere altra legna sul fuoco ci pensano alcuni soci. Che potrebbero essere di più e più influenti nei destini economici del Lumezzane, un paese nel quale le aziende proliferano anche in un periodo come questo di grande crisi.
Nember e Cavagna , con l’aiuto del mister Davide Nicola promosso direttamente dal campo alla panchina, si sono messi in testa che l’impresa della serie B è possibile. Quantomeno quella dei play off. Dopo tre anni di buoni piazzamenti (un decimo, un sesto e un settimo posto), sembrano esserci tutte le condizioni per raggiungere la quinta piazza. In estate sono arrivati grossi calibri (su tutti l’ex nazionale Aimo Diana, , ma anche Antonelli, Gasparetto e Malagò) e il mercato di gennaio potrebbe riservare nuove sorprese. D’altra parte, chiuso il 2011 in zona playoff, tanto vale provarci. La squadra gioca un bel calcio. In alcune circostanze ha anche raccolto meno di quanto meritasse. E dire che la stagione era iniziata come peggio non avrebbe potuto. Tre sconfitte consecutive per 3-0. La forza della società è stata quella di mantenere i nervi saldi, rinnovando una sincera fiducia verso il mister e spronando i giocatori a rendere per quelle che sono le loro caratteristiche. Diana con la sua spinta sulla fascia e la sua capacità di fare spogliatoio e Gasparetto con i suoi gol sono stati i giocatoti che hanno preso per mano la squadra, nella quale si stanno mettendo in luce anche dei giovani validi. Su tutti il classe ’92 Baraye.
C’è chi sostiene che in alcune partite quest’anno il Lumezzane avrebbe anche potuto accontentarsi di un pareggio, ma i 27 punti fotografano bene il valore di una squadra che ha ancora ampi margini di miglioramento. Riuscisse a fare, magari già nei primi mesi del nuovo anno, un salto di qualità, il Lumezzane potrebbe davvero pensare in grande.
Fondato nel 1946, il Lumezzane ha scalato le categorie minori, avendo un’impennata soprattutto negli Anni ’90. Quando prima fu raggiunta la C2 e poi la C1. Non senza fatica. Perché è oltre alle due finali già ricordate per andare in B, il Lumezzane è stato eliminato altre due volte, in semifinale, dai playoff di C1. E per ben due volte ha perso la finale di C2, in entrambi i casi ai calci di rigore. Nel computo c’è una sconfitta in una finale di serie D, venendo comunque ammesso nella categoria superiore grazie ad un ripescaggio. E’ stata insomma per anni la squadra delle occasioni mancate, la squadra sfortunata, al punto che si sono ipotizzati anche fantomatici disegni per tenere questo club con la testa sott’acqua.
A Lumezzane la parola sfortuna è stata bandita da tempo. Si vuole andare oltre, sognando in grande. Forse mai come quest’anno si può davvero fare.
Ufficio Stampa Lega Pro



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