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Lippi, non Lippinho

Lippi, non Lippinho
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© Foto Liverani
 
L'Italia, poggiata sul blocco bianconero, è stata poco brillante ma è in Sudafrica

TORINO, 11 ottobre - Dunque, l’ItalJuve è al Mondiale. Il punticino che serviva per espletare le ultime formalità doganali è stato ottenuto a Dublino, contro l’Irlanda del Trap: il minimo per poter ambire al massimo, tra un anno. Così com’è adesso, avvitata appena sul carattere indistruttibile del gruppo e sulle estemporaneità di qualche singolo, la Nazionale non sarebbe in grado di difendere il titolo conquistato nel 2006 in Germania; ma siccome il tempo le è amico, siccome anche la scaramanzia le gioca a favore, è lecito tenere in vita la speranza che possa solo andare meglio.

RISULTATO GIUSTO - Il pareggio di ieri sera non è un risultato straordinario, anzi è molto ordinario, però dà pure il senso di una solidità di gruppo abbastanza accentuata. Sotto di un gol dopo neppure dieci minuti, in capo a una disavventura collettiva, gli azzurri avrebbero potuto sbandare, perché da queste parti il clima è caldissimo a prescindere dalla temperatura esterna. Invece, poco alla volta l’Italia ha ritrovato le coordinate di se stessa, ha colto il pareggio, ha preso possesso della partita, espropriando gli irlandesi da casa loro. Poi, ripiombata in svantaggio a due minuti dalla fine, ha saputo cavare il colpo di magia con Gilardino per raddrizzare la situazione, la classifica e la dignità. Onestamente, giocare contro Cipro con l’ansia addosso sarebbe stato poco carino.

LIPPI ESULTA - È stata la serata di Zambrotta e Grosso, di Chiellini e Camoranesi, tre mondialisti e un ragazzone duro come la roccia. Il resto? Poca roba. D’altronde, poggiata sul blocco bianconero, vittima di un calo di brillantezza sotto gli occhi di tutto il campionato, era logico immaginarsi che la Nazionale non sarebbe stata né bella né divertente. Però, alla resa dei conti, il suo l’ha fatto: è in Sud Africa, alleluia. Da adesso in avanti, Lippi potrà lavorare con le spalle coperte, scremando, scegliendo, correggendo, abbattendo i preconcetti. L’augurio è che ci riesca con il sorriso, non con la mutria dei giorni obliqui. Tanto non serve a niente, se non a risultare antipatico. E lui non si chiama Lippinho.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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