Il giudice sul presidente Pirelli: «Operazioni Tavaroli non sono frutto di iniziative personali»
ROMA, 29 giugno - Una fonte inesauribile, il caso Telecom, quasi quanto le 170 mila telefonate di Calciopoli: dopo Abete spuntano Nicchi, Rosetti e molti altri. Ieri è stata la volta delle attesissime motivazioni dell’assoluzione dal reato di appropriazione indebita di Tavaroli, Ghionie Cipriani per i compensi ottenuti in seguito alle indagini illegali sugli avversari di Telecom, Pirelli e del suo presidente Tronchetti Provera («ma per lui - dice Ghioni - l’Inter era come fosse Telecom»). La gup Panasiti ha scritto in oltre 400 pagine che la testimonianza di Tronchetti Provera sui dossier, compresi quelli “dedicati” con tanto di pedinamenti e controlli di ogni tipo a giocatori dell’Inter come Vieri o arbitri come De Santis, è da ritenersi «inattendibile e inaffidabile». Gli avvocati del numero 1 della Pirelli ritengono, altresì, «errata la sentenza». In ogni caso: la giudice Panasiti non crede a quanto il consigliere di amministrazione dell’Inter ha detto in udienza.
DICHIARAZIONI - Il passaggio della sentenza è tranchant: «L’attendibilità delle dichiarazioni di Marco Tronchetti Provera - scrive il giudice Panasiti - è risultata gravemente inficiata non soltanto dalle nette smentite alla sua ricostruzione degli avvenimenti fornita dalle contrarie indicazioni rese dagli altri testimoni e, in particolare, da quelli esaminati in fase di udienza; non soltanto da una valutazione logica degli avvenimenti, che conduce a ritenere che le operazioni sopra descritte non potevano essere frutto di una attività autoreferenziale del Tavaroli, bensì di un pieno e soddisfatto interesse aziendale e di esso Tronchetti Provera in particolare; non soltanto dall’analisi della documentazione rinvenuta quale sopra riportata; ma anche da alcune affermazioni pervenute dal Tronchetti in udienza, che icasticamente descrivono quello che è stato durante tutte le indagini l’atteggiamento processuale del Presidente delle due società, sintetizzabile in una radicale negatoria anche degli aspetti più evidenti della vicenda, che assai difficilmente poteva non conoscere, proprio perché verificatisi in entrambe le aziende da lui dirette».
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