L’attaccante è deciso a rompere il contratto, il dg tedesco per il momento tiene botta: «Si fanno tante parole, ma sono speculazioni»
TORINO, 1 luglio - L’intransigenza del Wolfsburg, la resistenza di Edin Dzeko. Nel mezzo, la Juve che aspetta il momento opportuno per muoversi. Come ormai sanno anche i muri, il bosniaco è l’attaccante preferito, perfetto per la squadra di Del Neri in fase di costruzione. Ma è pure legato al club della Volkswagen fino al 2013, per cui la diplomazia è chiamata a rendersi utile sul campo. Anche perché stamane scatta la stagione dei Verdi, con il primo allenamento agli ordini di Steve McClaren, e lo spilungone di Sarajevo deve presentarsi anche per non andar incontro a misure disciplinari. Però, ha chiesto di essere ceduto e spera che questa sia la settimana decisiva per sbloccare l’empasse.
TATTICA - L’input dei suoi agenti, Irfan Redzepagic e Alen Augustincic, è di forzare la mano, di ribadire il concetto. E’ questione di stimoli, ma non solo. Lo stesso Edin ha ricordato agli amici che l’anno passato gli avevano promesso il “via libera”. E lui aveva risposto presente: «Resto per questo campionato, poi cambierò squadra». L’ambizione lo porta a desiderare un campionato ancora più prestigioso. E la lotta è tra Serie A e Premier League. Nel maggio scorso aveva pure svuotato l’armadietto e salutato tutti, definitivamente. Così, oggi, l’atmosfera rischia di essere pesante. Anche con i tifosi. In fondo, comunque, il braccio di ferro, autentico, è con il boss.
IL VERTICE - E Dieter Hoeness, direttore generale del club tedesco, passa per essere un osso duro. In effetti quando lo raggiungiamo telefonicamente per chiedergli conto della trattativa, tiene fede alla sua fama e di aperture (alla Juve) ne concede poche, anche se un dato importante emerge. Perché Hoeness ammette di aver incontrato Beppe Marotta e dubitiamo che i due lo abbiamo fatto per scambiare opinioni sulle prossime vacanze... «Sì, ci siamo visti con Marotta. Circa 15 giorni fa. Tra dirigenti dei grandi club europei è normale, ma gli ho spiegato che non è nostra intenzione cedere Dzeko». Insomma, il tipo sta sulla difensiva, per poi passare a un drastico catenaccio quando ipotizziamo un interesse del Wolfsburg per alcuni giocatori della rosa juventina, Diego e Sissoko in testa: «Non parlo mai dei giocatori altrui, si chiamino Diego, Sissoko, Ballack, ecc.». Però con Marotta ne ha parlato e se il giocatore non si tirerà indietro, assisteremo presto a un secondo incontro.
IL BOTTO - Ieri, gli inglesi hanno sparato la bomba: “Il Wolfsburg vuole 60 milioni, ma il City non ci sta”. Riportando anche un virgolettato dell’allenatore Roberto Mancini: “Prezzo troppo alto per Dzeko”. Insomma, sembra quasi che i diretti avversari dei bianconeri, dopo aver comprato Touré e Silva, siano titubanti sul bosniaco (Balotelli intriga di più). Non è neppure un caso che i tedeschi si buttino pesantemente sul mercato: ieri il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, ha infatti confermato l’affare per il difensore Simon Kjaer, e pure che nel pacchetto si vorrebbe inserire l’attaccante Edinson Cavani. E se pensano di investire circa trenta milioni è perché hanno la certezza che altrettanti, almeno, entreranno nelle casse. Cedendo Dzeko, appunto. Il quale, mentalmente, è già lontano mille miglia. Tenere un giocatore scontento, come insegna Ibra, poi non conviene a nessuno. «Lasciatelo andare, non può essere relegato qui» , scrivono i tifosi sul forum di waz-online. «Nel 2009 lo abbiamo trattenuto per poterlo vendere a un prezzo adeguato. Chiunque sappia di calcio capisce che non può aiutare ulteriormente il Wolfsburg. E la parola data va rispettata. Ciao Edin, il nostro applauso per sempre», il commiato strappalacrime.
GOL - La palla è in suo possesso. Ora deve rilanciare la società. Serve l’accordo giusto con l’acquirente. E la Juve sa di aver voce in capitolo. La tattica attendista, quindi, può dare i suoi frutti. Con un altro appuntamento, ma non al buio.
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