Con effetto immediato, si potrà tesserare un solo giocatore non europeo per squadra. Il Consiglio federale riduce i tesserabili: da due a uno per club. Ma c’è già chi pensa di ricorrere alla giustizia ordinaria. Abete: «La decisione non è stata presa a causa del flop mondiale». Oggi si decide il destino di Pierluigi Collina
ROMA, 3 luglio - La decisione della Ferdercalcio di tagliare il numero degli extracomunitari che giocano nel nostro campionato ha il sapore della beffa. Perché è una goccia nel mare tempestoso in cui versa il calcio italiano post-Sud Africa, e perché è stata presa praticamente a mercato in corso, con gravi ripercussioni sulle strategie di molte società, principalmente quelle che sono alle prese con rifondazioni (la Juventus) o ristrutturazioni (il Milan). Avremo 12 extracomunitari in meno rispetto a quanto si aspettavano i presidenti della serie A, con firme in tasca pronte del messicano o uruguaiano di turno: uno esce (o va in scadenza di contratto e lascia il Paese), uno entra e non più due. Uno e basta: nonostante qualcuno volesse far partire la norma da gennaio e qualcuno volesse dare il via libera a chi ha contratti già stipulati e non retroattivi.
SCHIAFFI - Goccia nel mare, la definisce il presidente di Lega A Beretta, che debutta al comando del manipolo minoritario dell’azionista di maggioranza del calcio con uno schiaffo in faccia. Incassato dall’unanimità degli altri governanti del calcio, che non volevano/ potevano sfiduciare sugli extracomunitari l’Abete appena fiduciato dopo il ko sudafricano. Abete esce con la conferma del proprio mandato ribadita da un consiglio federale che discute, s'accende e si spacca - alla fine - solo sull’unica decisione presa per ora: rimandare ai prossimi consigli le rivoluzioni culturali che riguardano i settori giovanili, il sistema di finanziamento dei club con soldi da destinare in base ai giovani cresciuti e utilizzati. Quanto seria sia questa mancata attuazione di «un’aspettativa che non fa diritto» lo valuteremo nel mese che viene: consiglio federale il 16 (anche per le iscrizioni) e a fine luglio (per i ripescaggi, resi più costosi e difficili) per varare il complesso delle norme che rivedranno il Club Italia (meno spazio per Riva, un presidente del Club - Albertini - e più soldi per i tecnici delle giovanili federali).
DIVORZIO - Torniamo agli extracomunitari. In consiglio Beretta e, soprattutto Lotito(il debuttante Cellino ha lasciato prima del voto) si sono battuti: hanno affari in corso tutti e qualcuno pensa pure a ricorrere ai tribunali ordinari contro la norma arrivata a mercato in corso. La Lega di A potrebbe anche decidere una mossa forte: Zamparini vuole il divorzio dalla Figc, troverà qualche adepto. Anche se ieri in consiglio non ci sono state barricate. «Non c’è un rapporto di causa ed effetto col flop mondiale - spiega Abete - , sarebbe ridicolo. E non è corretto fare la considerazione sui 12 in meno cheproduce la norma: in consiglio parliamo di questo da mesi, nel 2008 la norma di apertura venne varata il 2 luglio, il 3 luglio altri anni e a metà luglio in altre stagioni. Questa chiusura è solo un tassello: noi dobbiamo dare valore ai vivai. La Lega di B ha rinunciato a chiederli, gli extra, ma noi daremo soldi a chi crea talenti, verificheremo le 7000 scuole calcio e daremo incentivi ai talent scout che cercano giovani in Italia e non all’estero. Per farlo ci dedicheremo tutto il mese. Quanto ai club di vertice, che la Juve ingaggi Motta e Pepe non cambia il numero degli italiani in serie A, ma sono contenti se gli italiani giocano in squadre di vertice e chefanno esperienza nelle coppe europee. L’Inter? Non posso imporre chi schierare in campo. E non faccio appelli a Moratti, sembrerebbe di essere alla canna del gas, ma responsabilizzeremo i club sul minutaggio degli italiani in campionato. Inseriremo qualcosa a tutela anche nelle licenze d’iscrizione al campionato prossimo». Tutto giusto, ma se l’approfondita analisi, se il dibattito di politica sportiva fosse stato fatto prima del Mondiale, prima del mercato, insomma PRIMA, la forzatura di Abete sui club di A, cui mette i bastoni nelle ruote non oliatissime del mercato sarebbe stato molto meglio.
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