Il presidente Federale: «Stavolta occorre trovare la totale verità»
ROMA, 3 luglio - Tutta la verità. Finalmente. Anche la Figc si è resa conto che di calciopoli aveva adocchiato un trailer e quattro anni dopo è forse il caso di vedere tutto il film. E senza aspettare di sentirselo raccontare al processo penale di Napoli. Ieri Giancarlo Abete, durante il Consiglio Federale, ha stabilito che la Procura, quindi Stefano Palazzi, ascolti tutte le telefonate intercettate nel periodo 2005/2005 e proceda, quindi, con l’indagine che non fu mai fatta in modo completo e accurato. La Giustizia Sportiva, insomma, non aspetterà più quella Penale, ma andrà avanti in modo autonomo, acquisendo i cd e sbobinandoli tutti. Una decisione di Abete, per certi versi coraggiosa, sicuramente consapevole del fatto che la situazione stava diventando insostenibile, con le intercettazioni che via via emergevano da Napoli e l’opinione pubblica che si interrogava sui modi e i metodi dell’indagine del 2006, apparsa alla luce delle novità quanto meno imprecisa. Ora la Figc riavvolgerà il nastro, nel vero senso della parola, e proverà a fare più luce sui fatti che, all’epoca, portarono alla retrocessione della Juventus in serie B, privata di due scudetti, uno dei quali assegnato all’Inter.
TEMPI LUNGHI - Una decisione che Abete ha preso anche per non dover aspettare i tempi di Napoli, che a causa dei problemi fisici del giudice Casoria, si sono allungati: «Sento il dovere, visto che si sta prolungando a Napoli l’iter processuale, che si prenda atto di tutta la documentazione del processo attraverso la quale, la procura federale, con un massimo livello di concentrazione dovrà indagare per raggiungere un livello maggiore di informazione su quanto a suo tempo pubblicato. D’altro canto noi siamo parte civile in questo processo, possiamo chiedere e ottenere subito questo materiale e agire subito. Ho fatto una valutazione, i tempi tecnici del processo di Napoli ci porterebbero ad aspettare per le trascrizioni del perito fino al primo ottobre. Troppo, perché da tre mesi c’è una situazione in cui emergono a rate varie intercettazioni. Io stesso sono stato intercettato, a me non piace essere passivo in una situazione del genere. Voglio vederci chiaro e lo dico con la massima tranquillità. Per la Figc non è un problema prendere atto di tutti i documenti. L’evoluzione del processo di Napoli ha fatto emergere telefonate interessanti, al di là della loro rilevanza in sede penale. La Federazione farà in modo di supportare con tutte le energie un lavoro certamente improbo. A questo punto vogliamo sapere tutto, a 360°: altrimenti ci troveremmo ad una gestione di parte che non è un parametro equo».
CHIAMATE TORINESI - Già, come forse non fu nel 2006 quando i processi sportivi vennero celebrati basandosi su una piccolissima e selezionatissima parte delle 170.000 intercettazioni effettuate fra il 2004 e il 2005. Non solo, la Figc acquisirà anche le chiamate di Torino (inchiesta poi archiviata) che sono circa 10.000. In tutto saranno da ascoltare qualcosa come 180.000 chiamate (ma attenzione, nel numero ci sono anche i tentativi di chiamata non andati a buon fine, quindi le "chiacchierate" in senso stretto sono meno). E a questo che Abete si riferisce quando parla di «compito improbo», tant’è che sui tempi non si esprime: «Va creata una struttura, ricordando sempre che la Procura è pur sempre volontaristica». Formata, per la cronaca, da 250 persone, solo 80 delle quali effettivamente operative e che prendono una diaria di 31 euro al giorno (finanziaria permettendo, visto che si prevedono tagli). A questo punto, la certezza è che il pool di sei persone, originariamente messo in piedi da Palazzi (che pensava di sfruttare le trascrizioni di Napoli) è insufficiente e dovrà essere implementato.
FARE CHIAREZZA - A cosa porterà tutto questo? Innanzitutto a una definitiva chiarezza sui fatti oggetto di indagine fra il 2004 e il 2005, ma emersi solo parzialmente nel 2006. Poi una decisione sullo scudetto assegnato all’Inter nel luglio 2006 e che in molti, anche in seno alla Federazione, iniziano a pensare sia da revocare. Le nuove telefonate potrebbero aprire uno scenario più ampio, all’interno del quale collocare i "reati" per i quali furono emesse le condanne del 2006. E l’ipotesi di una revocazione della sentenza, ex articolo 39, non è più così remota se, chi ascolterà dovesse rivalutare quantomeno il contesto all’interno del quale si sarebbe dovuto inserire le telefonate di Moggi, che costarono la B alla Juventus.
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