Serve una consulenza per sbobinare le intercettazioni
ROMA, 4 luglio - Ci sono quasi duecentomila telefonate da ascoltare, valutare e sbobinare. Lo ha ordinato Giancarlo Abete e Stefano Palazzi deve organizzarsi, perché il lavoro, come ha detto lo stesso presidente federale, è «improbo». Forse addirittura impossibile, considerati i mezzi della Figc e le difficoltà oggettiva a districarsi nel mare magnum di intercettazioni, registrate dai Carabinieri nel periodo fra il 2004 e il 2005. Ne sanno qualcosa i consulenti legali di Luciano Moggi che da marzo in poi hanno svelato i sergeti delle “chiamate inedite”, dopo un faticoso e lungo lavoro sul materiale a loro disposizione.
OTTANTA CD - Quando hanno iniziato a lavorarci, Nicola Penta e Roberto Porta, i due consulenti tecnici di Moggi, si sono trovati davanti a un’ottantina di cd, nei quali le telefonate non erano ordinate in alcun modo. E’ stato quindi necessario creare un database con i numeri chiamanti e chiamati - operazione non facilissima - in modo da poterlo interrogare incrociando i numeri e scovare, in questo modo, le possibili telefonate “interessanti”. A quel punto si passa alla fase di riCerca delle telefonate sui cd (alcuni dei quali, per altro illeggibili), al loro ascolto e alla loro sbobinatura. Un lavoraccio.
AIUTO ESTERNO - Se la Procura non si dota di un meccanismo simile, il rischio è di non trovare nulla, anche perché i brogliacci, ovvero le trascrizioni sommarie delle telefonate, non esistono per tutte le intercettazioni, il che rende il labirinto dei cd ancora più intricato. Infatti, sembra che la Procura stia prendendo in considerazione l’utilizzo di una consulenza esterna, magari dei Ris di Tor di Quinto (Roma) per avere un aiuto per l’esame delle 171.000 telefonate (alle quali dovrebbero aggiungersi le 10.000 dell’inchiesta torinese).
UNA TASK FORCE - Il che potrebbe rendere le cose un po’ più semplici, forse. Ma certamente non più veloci, perché il lavoro rischia di essere davvero lungo, soprattutto se le persone da dedicare sono limitate. In questo momento la Procura può contare su 250 persone, delle quali solo un’ottantina effettivamente operative, ma Palazzi non può metterle tutte all’ascolto. Sicuramente dovrà rivedere il pool che aveva previsto in origine per le indagini sulle nuove intercettazioni (6 persone), ma dovrà comunque tenere conto delle altre esigenze della Procura.
LA STRATEGIA - Insomma, tra problemi tecnici e di risorse umane, il rischio è che la decisione di Abete di fare finalmente chiarezza, ascoltando tutte le telefonate intercettate, si trasformi - paradossalmente - in un lentissimo, ma inesorabile insabbiamento. A meno che non si pensi di iniziare da quello che è già stato sbobinato (e pubblicato), che sarebbe già sufficiente a far partire una serie di interrogatori.
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