Il fantasista elogia Van Marwijk. Poi arriva la rettifica sul sito dell'Inter
TORINO, 5 luglio - «Maradona e Dunga? Due insofferenti». Non usa mezzi termini Wesley Sneijder per definire l'ormai ex Ct del Brasile, Carlos Dunga, e l'attuale (ancora per poco, forse) selezionatore dell'Argentina, Diego Armando Maradona.
«VIVA VAN MARWIJK» - Parlando del quarto di finale dei Mondiali vinto dalla 'sua' Olanda contro il Brasile, Sneijder ha elogiato il Ct 'orange' Van Marwijk e 'bastonato' Dunga e Maradona. «E' bello avere qualcuno al timone che riesce a darti serenità e non ti trasmette panico -ha commentato il fantasista dell'Inter al magazine olandese 'Helden'- Dopo un primo tempo difficile contro il Brasile, siamo riusciti a restare tranquilli. Preferisco avere uno come Van Marwijk in panchina, piuttosto che due insofferenti come Maradona o Dunga».
GRUPPO COMPATTO - Per Sneijder, nella vittoria sul Brasile e, in generale, sul rendimento dell'Olanda al Mondiale, è stato fondamentale l'atteggiamento dell'allenatore, capace di dare fiducia a tutto il gruppo. «Tutti parlavano dei 'fantastici quattro' (Sneijder, Robben, Van Persie e Van Der Vaart) -ha spiegato-, ma ora guardate come gioca Dirk (Kuyt). E' un titolare fisso ed è giusto così. E' stato giusto anche non togliere Robin (Van persie). Lui è molto utile per noi».
LA RETTIFICA - Il calciatore olandese Wesley Sneijder precisa il contenuto della sua intervista al magazine olandese Helden, e, attraverso www.inter.it, fa sapere che «c'è stato un grosso equivoco nella trascrizione e nelle varie traduzioni delle mie parole». «Nell'intervista - spiega il calciatore - non mi sono mai riferito direttamente a Maradona e Dunga, nei confronti dei quali nutro molto rispetto sia per quello che hanno fatto da calciatori sia per il loro lavoro come tecnici». «Nell'intervista - conclude - ho solo parlato delle differenze che ci sono tra allenatori, perché ognuno di noi non può essere uguale ad un altro. Mi spiace moltissimo delle interpretazioni sbagliate che sono state date alle mie parole».
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