L'ex tecnico del Milan è pronto a prendere il posto di Dunga
MILANO, 6 luglio - Leonardo dà la sua disponibilità a sedersi sulla panchina del Brasile e sostituire Dunga in vista del prossimo Mondiale.L’ex allenatore del Milan Leonardo, ospite di "Sky Mondiale Show" nel pre partita di Uruguay-Olanda, ha parlato in esclusiva a SKY di Milan, Brasile e del suo futuro.
Come giudichi il Mondiale del Brasile?
«Non credo che il Brasile abbia fatto male. Nella fase a gironi, ha vinto le prime due partite giocando molto bene e ha pareggiato 0-0 contro il Portogallo nella partita che decideva il primo posto nel girone. Poi ha vinto nettamente contro il Cile e ha fatto un grandissimo primo tempo contro l’Olanda, dominando la partita ma facendo un solo gol. L’unica cosa negativa che posso dire del Brasile è che non ha saputo gestire un momento difficile, perché ha preso un gol a causa di un errore difensivo tra Julio Cesar e Felipe Melo, che non si sono capiti. E da lì in poi, è stata tutta un’altra partita. Dopo il secondo gol, il Brasile non ha più reagito, Felipe Melo è stato espulso ed è stato ancora più difficile. In generale, non è stata una squadra brillante ma è stato un Brasile molto competitivo, una squadra quadrata che poteva vincere. Ha perso una partita che poteva vincere».
Una grande squadra, però, dimostra di esserlo proprio nelle difficoltà. Perché questo non è accaduto?
«Le partite sono spesso difficili da gestire. Il Brasile si sentiva sicuramente molto superiore, perché vinceva 1-0 e dominava. Quando l’Olanda ha trovato il gol, in maniera anche fortuita, la partita è cambiata. Il Brasile ha dimostrato comunque di avere giocatori molto maturi e una difesa di personalità».
Tutti maturi tranne uno: Felipe Melo?
«Mi dispiace perché non è la prima volta. È lì che doveva crescere è ha perso ancora una volta il controllo».
Si è parlato per tutta la stagione di un Milan "brasiliano" eppure il Brasile era poco "milanista". Non ti hanno sorpreso alcune illustri esclusioni?
«Io sono un po’ di parte. Con loro (Ronaldinho, Pato, Thiago Silva, ndr) ho un rapporto diretto. Nell’ultimo anno mi sono stati molto vicini, ma non perché sono brasiliani ma perché sono giocatori importanti. Quello di Ronaldinho è stato un riscatto personale, ancora prima che del giocatore. Credo che la cosa bella sia stato vederlo tornare a certi livelli, anche perché nella sua vita doveva riorganizzare alcune cose».
Il recupero di Ronaldinho è stato un tuo mezzo miracolo?
«Non credo che sia stato un miracolo. È stata una questione di rapporti, facilitati dal fatto di essere entrambi brasiliani e di conoscere bene tutta la sua storia. Stando a contatto con lui tutti i giorni e determinando quello che doveva fare, sicuramente gli sono stato molto vicino ma anche lui mi ha aiutato tanto perché ha risolto un sacco di partite. Credo che i rapporti siano quello che fa girare tutto».
Sai che il tuo nome tra i più quotati per la prossima panchina del Brasile?
«Sinceramente io non so niente. Non ho mai parlato con la Federazione, l’unica cosa che so è quello che esce sulla stampa. Credo che sia un momento particolare per il Brasile, è stata un’eliminazione prematura e inaspettata per tutti. Ci sono davanti degli anni molto importanti perché il Brasile ospiterà la fase finale di un Mondiale dopo 64 anni. C’è da costruire un movimento e tante altre cose, forse ci sono da ricucire anche certi concetti e certi valori, per riorganizzare un evento che tutti aspettano con grande allegria. Io non cosa succederà. Credo che la mia storia abbia un po’ confuso il Brasile, questa è la verità. La mia storia era molto legata alla Dirigenza e all’aspetto manageriale, che è quello che piace a me e che ho sempre fatto. L’ultimo anno, poi, sono stato in panchina e questo ha confuso un po’ anche me. La panchina è un virus molto pericoloso. Il Milan mi ha dato l’opportunità straordinaria di fare entrambe le cose. Il ruolo dell’allenatore deve piano piano cambiare. Dare un progetto sportivo tutto ad un allenatore credo sia troppo poco per un’organizzazione vera. Ci vuole un’organizzazione molto più ampia, un’idea molto più competa del ruolo dell’allenatore. Ci vuole un progetto. Ci soni tanti allenatori bravi che potrebbero allenare il Brasile».
Si può dire di no alla panchina del Brasile?
«Questa è una bella domanda. Non so se si può dire di no o di sì, quello che so è che bisogna costruire un progetto vero. Ci vogliono tante persone e stare attenti ad ogni dettaglio. Bisogna dare alle persone dei compiti precisi e pensare ad un ruolo per ogni cosa. Il Brasile ha bisogno di tante cose perché per organizzare un Mondiale e costruire una squadra che giochi con uno stile brasiliano che piaccia a tutti, ci sono una serie di cose su cui bisogna ragionare. Io non cerco un posto di lavoro, cerco un sogno. Ho deciso di essere disponibile a tutto. Se dovessi scegliere la mia strada, forse non sarebbe il momento. È da 20 anni che sono fuori dal Brasile. Manco da tanto tempo di "toccare con mano", ma quello che ho vissuto e che ho imparato non può diventare un problema. Penso di metterlo a disposizione. Poi, magari non ci sono ruoli o si deciderà per altre persone, però credo che il Brasile debba pensare alla grande opportunità che ha di cambiare la gestione della squadra e della sua nazionale. Ci sono strutture molto vecchie e che hanno bisogno di nuove idee. Quindi credo ci sia bisogno di una nuova gestione. Io ho deciso di mettermi a disposizione. Se non succederà niente, deciderò dopo quello che farò».
Quindi hai dato la tua disponibilità?
«La sto dando perché è la prima volta che parlo. Non ho parlato in Brasile perché non mi sembrava il momento».
È vero che hai detto di no a Moratti? Ti ha chiamato?
«No, non mi ha chiamato. Ho un grande rapporto con lui, ho una grande ammirazione perché ha preso un’eredità difficile perché far vincere l’Inter con questa etichetta addosso non era facile. Per me, stando dall’altra parte, è stato difficile portare avanti il nostro rapporto ma c’era e c’è una sintonia con lui. Certo, il mio rapporto con il Milan è qualcosa che va oltre. Non riuscirei a lavorare in un’altra squadra d’Italia che non sia il Milan».
Berlusconi ti ha accompagnato in questo progetto futuro? Non l’hai più sentito?
«Io credo che ci voglia sempre il sogno, è quello che ci fa alzare la mattina, questo vale per tutti. Non posso giudicare il mio rapporto con il Milan per l’ultimo anno, è impossibile dimenticare i 12 anni prima. Forse tutte le cose che sono successe, sono successe anche perché c’era un rapporto troppo intenso, troppo forte, come un rapporto tra marito e moglie. Troppa conoscenza, troppa amicizia, troppa riconoscenza per cui diventa difficile per tutti e due. Sicuramente il Milan troverà le soluzioni per questo momento e per andare avanti. Se pensiamo agli ultimi 10 anni, sono stati più che vincenti. Non possiamo guardare solo gli ultimi due anni, sono stati anni complicati, di transizione, con un mercato impazzito. L’Italia in generale vive un momento difficile. L’Inter è riuscita a mantenersi perché ha fatto degli investimenti che l’hanno resa competitiva in Europa ma per tutti gli altri non è stato facile. Il Milan vive questo ma questa cosa cambierà e il Milan troverà delle soluzioni».
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