Il presidente furioso per la squalifica: Rispetto i giudici, non la Federcalcio
MILANO, 10 luglio - Tre mesi di inibizione a Massimo Moratti e quarantacinque mila euro di multa all’Inter. La sentenza della Commissione Disciplinare della Federcalcio squassa il sonnolento pomeriggio di Palazzo Saras (il venerdì, si sa, in tempi di calciomercato è un giorno praticamente festivo...) e rovina gli umori morattiani. Al presidente (che, se non verrà accolto il ricorso che presenteranno i legali dell’Inter non potrà - per esempio - festeggiare, in caso di vittoria, la Supercoppa in campo con i giocatori), non sono piaciuti né i tempi né i modi con cui si è sviluppata tutta la vicenda, nata da alcune dichiarazioni di Enrico Preziosi all’emittente genovese TeleNord, sulla trattativa che ha portato Diego Milito e Thiago Motta in nerazzurro.
RICORSO IMMEDIATO - L’Inter, come spiegato, farà ricorso perché, secondo la difesa, in sede di dibattimento il presidente del Genoa (con cui era proibito all’epoca dei fatti intavolare trattative in quanto inibito) ha sì ammesso di aver fatto l’intervista negando contestualmente di aver trattato direttamente i due giocatori con Moratti. La Disciplinare, evidentemente - secondo quanto sostiene l’Inter - ha dato peso soltanto all’ammissione dell’intervista e non alle parole di Preziosi che, di fatto, avrebbero scagionato il collega. Così non è stato e Moratti si è ritrovato inibito e... mazziato: «Questa decisione è il coronamento di un atteggiamento, di una volontà e di una realtà. Io non mi sento assolutamente colpevole, non hanno per nulla tenuto conto della nostra difesa e delle nostre giustificazioni».
VOGLIA DI... LIBERTÀ - Ma non finisce qui, perché Moratti va al nocciolo della questione dando l’ennesima picconata alla Federcalcio e, di riflesso, al suo presidente, Giancarlo Abete ( comunque mai nominato): «Ho molto rispetto dei giudici e molto meno della Federazione. Aveva ragione Mourinho quando diceva che quest’anno ce l’avrebbero fatta pagare. Lui è andato via, io purtroppo non posso farlo perché non ho la sua libertà».
ACTHUNG ABETE - L’episodio è soltanto l’ultimo capitolo della guerra fredda che si sta consumando, a tutti i livelli, tra Palazzo Saras e via Allegri. Che la marea si fosse già alzata pericolosamente oltre al livello di guardia si era intuito già una settimana fa quando Moratti aveva espresso pareri non esattamente lusinghieri sulla gestione della Nazionale e, soprattutto, sul blocco degli extracomunitari. Un’ulteriore scossa sarebbe arrivata in settimana a seguito della rivoluzione arbitrale seguita dall’addio di Collina e, dulcis in fundo, ci si è messa pure l’inibizione per i rapporti "spericolati" tra Moratti e Preziosi.
FIGC FURIBONDA - Anche in via Allegri non si respira una bella aria. Dalla Federcalcio trapela un doppio malessere legato innanzitutto al fatto che il presidente dell’Inter è stato sentito in fase di indagine e la sua versione dei fatti non è stata ritenuta plausibile. E inoltre si fa notare che Moratti non si è presentato giovedì a Roma in sede di giudizio come era in suo diritto.
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