La Francia esce di scena con una figuraccia del ct
BLOEMFONTEIN, 22 giugno - Raymond Domenech chiude la sua avventura sulla panchina della Francia con una sconfitta che vuol dire eliminazione dal Mondiale, e con un brutto gesto nei confronti di un collega. Al termine della partita persa contro i padroni di casa del Sudafrica, infatti, il Ct dei transalpini si è rifiutato di stringere la mano al Ct dei 'bafana bafana' Parreira. Una brutta scena, resa ancora più sgradevole dalla decisione di non dare spiegazioni per questo gesto. A spiegare la mancata stretta di mano ci ha pensato Parreira. A quanto pare, Domenech si sentiva offeso perché il ct del Sudafrica aveva dichiarato che la Francia non meritava di stare al Mondiale dopo la vittoria sull'Irlanda di Trapattoni viziata dal fallo di mano di Henry. Parreira ha smentito di aver fatto quelle dichiarazioni. Ma la sua, al massimo, era solo un'opinione, che il francese poteva anche contestare. Ma Domenech 'l'antipatico' ha voluto chiudere "in bellezza" negando la stretta di mano al collega.
L'ANTIPATICO - La saga di Domenech finisce, dunque, nel modo peggiore, con i vice-campioni del 2006 subito fuori dal Mondiale, battuti dai padroni di casa del Sudafrica, al termine di una spedizione sciagurata. Addio all'antipatico per antonomasia, alla sua faccia impenetrabile ed alle sue giacche con le spalle troppo larghe, alle sue rispostacce da far impallidire Mourinho ed alla sua capacità di unire tutti contro di lui. Toglie il disturbo con una sconfitta per lasciare il posto a Laurent Blanc. Forse tornerà a calcare le scene, come fece da giovane con qualche 'piecè di Ionesco. Potrebbe interpretare un personaggio che per lui è proprio da teatro dell'assurdo: un giornalista. Se ne va Domenech, 58 anni vissuti in trincea, senza capire perché mai i francesi non lo abbiano amato nonostante abbia raccolto i cocci di una Nazionale disastrata agli Europei 2004 e l'abbia portata in finale dei Mondiali di Germania 2006, certamente facendola giocare molto bene con Spagna, Brasile e soprattutto in finale contro l'Italia, dove fu tradito dal rigore di Trezeguet. Per non parlare di quel gesto di follia di Zidane contro Materazzi, colto da una telecamera e non dall'arbitro. La Federazione lo confermò e lui - che si era comunque avvalso dei ritorni in squadra di Zidane, Thuram e Makelele - si ritrovò senza campioni a preparare l'Euro 2008. Fu un mezzo fallimento, soprattutto dal punto di vista dell'immagine, con i Bleus arroccati in un ritiro svizzero dove pioveva sempre e con il tormentone di Vieira infortunato. Lui, che non ha mai rilasciato una dichiarazione scontata o accondiscendente, dopo essere stato eliminato dagli acerrimi avversari azzurri - contro i quali ha combattuto fin dai tempi dell'Under 21 (il nemico giurato era Cesare Maldini) - sorprese di nuovo tutti.
LA DICHIARAZIONE - Non con una disamina tecnica controcorrente, ma con una dichiarazione d'amore per la sua Estelle. La Francia si paralizzò e dopo un attimo si sentì ridicola nell'ascoltare l'ometto che, davanti a tutto il mondo, affermava: "Estelle, ti amo". Un gesto che nessuno aveva mai fatto e nessuno mai riprodurrà, una serenata dallo spogliatoio della sconfitta, una dichiarazione d'amore assoluto. Ovviamente nessuno si commosse, come recita lo slogan pubblicitario di France Football: 'Quand on parle de foot, on parle de foot', quando si parla di calcio si parla di calcio. Da lì, la parabola di Domenech prese a inabissarsi: sentì di essere un personaggio anche al di là dell'incomunicabilità di Ionesco che aveva portato in scena. La Federazione gli fece un regalo avvelenato, non se ne separò come sarebbe stato logico, ma gli affidò il cosiddetto nuovo corso, quello senza campioni e con qualche giocatore al di sotto della media, soprattutto in difesa. Caparbiamente, il ct andò avanti partita dopo partita, soffrendo pure con le Isole Faeroer, collezionando figuracce contro tutti e assistendo impotente al tramonto definitivo degli ultimi due campioni del mondo che gli restavano, Vieira e Henry.
MANO MONDIALE - La partita vinta contro l'Irlanda con il fallo di mano di Thierry Henry, che privò i verdi di Trapattoni del Mondiale e ci spedì i Bleus in condizioni pietose, è stato il suggello e la sintesi di un nonsenso: avanti senza meritare, senza simpatia, senza tifosi, senza gioco, nell'assoluta impopolarità e faticando il doppio perché il vento tira sempre contro. Ed eccolo al suo secondo Mondiale, il ct che fu indagato a Usa '94 per aver rivenduto biglietti gratis della Federazione, l'uomo che accusò l'Under 21 italiana di aver comprato l'arbitro per qualificarsi alle Olimpiadi di Sydney 2000, troppo antipatico per essere vero. Al passo d'addio, porta con sè il ricordo di quel rigore di Trezeguet che gli avrebbe cambiato la vita, la certezza di essere stato l'unico ct a guidare la Francia in tre grandi competizioni consecutive. Piccoli trofei di un grande antipatico, da mostrare davanti al caminetto a Victoire e Merlin, i bambini che ha avuto dalla sua Estelle da quando, nel 2004, cominciò la sua cavalcata controcorrente in Nazionale.
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