L'esterno della Juve e della Nazionale: «In queste prime partite non ho visto cose straordinarie, anzi, la gara che abbiamo fatta noi mi è sembrata tra le migliori»
CENTURION (SUDAFRICA), 16 giugno - «Io, in queste prime partite, 'sti fenomeni non li ho proprio visti, anzi la gara che abbiamo fatto noi mi è sembrata tra le migliori». Un pizzico di Pepe alle star annunciate del Mondiale. Simone Pepe, esterno della Juve e della Nazionale, difende la prestazione dell'Italia di Lippi, anche paragonata alle altre 'big' della Coppa del Mondo in Sudafrica. «Ad esempio, ieri il Brasile è passato grazie ad un gran gol di Maicon, ma il portiere coreano ve lo raccomando», commenta. A proposito di stelle, quando giocava nella Primavera della Roma lo chiamavano 'Tottino'. Ma Pepe puntualizza: «Lui è un campione, io sono un ragazzo che ricorda da dove è partito, ma è pronto per arrivare».
UMILTA' - È un peccato d'orgoglio comprensibile, in uno che partito dalle giovanili della Roma è passato al Teramo in C1 e si ritrova con un presente mondiale e un futuro juventino. «A proposito di dove sono partito - racconta - volete sapere la cosa che m'ha emozionato di più a tutt'oggi a Sudafrica 2010? È stata quando prima della partita col Paraguay De Rossi m'ha detto 'ricordati da dove siamo partiti'. Mi sono venuti i brividi, non me l'aspettavo. Anche perché io quei tempi in cui giocavamo nei giovanissimi ce li ho ben presenti: lui addirittura andava in panchina, fino agli allievi nazionali era una riserva. In campo andava Ausoni, chissà che fine avrà fatto».
Di quella nidiata però in molti sono diventati professionisti. «E dobbiamo dire grazie a gente come Bruno Conti, persino a Capello: io a 18 anni quando mi sgridava pensavo 'guarda che antipatico questo'. Ora a 27 dico 'meno male che mi ha urlato dietro quelle brutte cose'. Se lo incontro certo che lo saluto, anzi lo ringrazio». Per carità, anche Pepe deve vivere nell'ambiente del calcio: perciò un po'ò di frasi fatte le regala: «Normale che si sentirà la mancanza di Gigi Buffon, ma Marchetti è un portiere affidabilissimo. Ho giocato bene perché pungolato dalle critiche della vigilia? L'importante è non essere indifferente, se qualcuno parla di me è già positivo». Poi torna su sensazioni intime: «L'emozione c'è ma poi deve sparire perché gli altri corrono. Se ti fermi a guardare lo stadio che è bello è finita. Io trascinatore? Il carattere è fondamentale, anche nei momenti difficili sdrammatizzo: in questo gruppo però ce ne sono molti come me. Insomma, Messi è un grande ma anche qui ci sono giocatori molto forti. E comunque conta di più il gruppo». Quanto a sè, si sente cresciuto come realizzatore («taglio di più verso la porta»), ma visto che lo chiamavano Tottino chiarisce che non ritiene pertinenti certi paragoni. «Semmai ricordo Di Livio, ma mi accontenterei di fare un quarto della sua carriera. Certo, l'ultimo mese mi ha cambiato la vita». Gli chiedono, cercando di farlo abboccare all'amo, se l'intesa con Di Natale può venire buona per la prossima partita. Replica con accento romanamente marcato: «Te lo dico quando prendo il patentino da allenatore...».
ROMA E JUVE - Provano, senza risultato, a farlo aderire all'eterna polemica Roma-Juve, lui che comincia in giallorosso e ora si veste di bianconero. «Nel calcio le strade si dividono, tutto passa. A livello professionale la Juve è il top, ma il legame di amicizia con la Roma resta. A 18 anni mi ha fatto bene andare via, sono passato dai campi in erba a certe cose però sono cresciuto, anche grazie a una famiglia normale con un papà che non mi ha mai detto a fine partita 'hai giocato bene'». I cronisti insistono, vanno in pressing, che cosa ha spiegato oggi con una certa veemenza Lippi alla squadra? Siete stati strigliati? «Ma chi ve l'ha detto, non è così. Chi vi racconta queste cose, c'eravamo noi, il ct e i palloni. Lo Jabulani, oltre a volare strano, parla?». «Ma quando De Rossi le ha detto 'ricordati da dove siamo partiti', lei che ha risposto?». «Ho pensato un attimo, poi gli ho replicato. Ahò, Daniè, io me ricordo. Ma mò speramo de arriva».
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