È il messaggio forte e chiaro lanciato dal ct dopo l'1-1 contro il Paraguay
CENTURION (SUDAFRICA), 16 giugno - Zero gol. È questo il nuovo incubo dell'Italia di Marcello Lippi, preoccupata fino a prima dell'esordio mondiale di riassestare la difesa. È il messaggio forte e chiaro lanciato dal commissario tecnico dopo l'1-1 col Paraguay, e ribadito prima nel ritiro alla squadra e poi oggi con una lezione di leadership alla squadra, in campo: «Se vi dico di prima, dico un solo tocco: noi non ci conosciamo da ieri...», ha urlato alla squadra. Pensava di dover risolvere i problemi davanti alla propria porta invece deve guardare con attenzione anche quella avversaria, il commissario tecnico che quattro anni fa costruì sulla solidità difensiva il successo Mondiale. Un solo gol subito su azione, e perdipiù autorete, fino al rigore di Zidane nei tempi regolamentari della finale di Berlino. Non che quella nazionale segnasse gol a grappoli: capocannoniere fu Materazzi, due reti nei novanta minuti più il rigore nella sfida per assegnare la Coppa. Luca Toni, numero 9 per eccellenza, si fermò alla doppietta contro l'Ucraina. Però, quando c'era da chiudere la partita, quell'Italia lo faceva, fosse con un difensore, un contropiede, l'azione decisiva di un terzino per andarsi a procurare il penalty.
POCHI GOL - Stavolta, si è cominciato con tanto volume di gioco e "pochi tiri in porta", come hanno ammesso prima Lippi e poi a uno a uno i giocatori. E il problema non è trovare un nuovo Paolo Rossi o un Totò Schillaci, ma pretendere più cattiveria dalla squadra. «Se non attacchi mai la zona tiro, il gol non lo fai», ha urlato in campo il ct prima a Marchisio - uomo chiave del nuovo 4-2-3-1 - poi agli altri azzurri. «Quando il compagno ha la palla non puoi aspettare là dietro, se no il gol non lo fai mai...Attaccala, questa zona-tiro», il rimprovero di Lippi, che ha poi sbattuto il pallone a terra, lontano, per sottolineare la sua rabbia. Il problema insomma non è la vena realizzativa degli attaccanti. «Davvero Gilardino non segna da 77 giorni? Non lo sapevo neanche, per me non segna da quando l'ho visto al Sestriere», scherzava ieri Lippi, e la sua non era una finta.
CATTIVERIA - Manca piuttosto la 'cattiveria' giusta, alla squadra vista a Città del Capo domenica sera. È quanto filtra dal ritiro azzurro. Certo Marchisio, dietro il centravanti, ha un ruolo chiave perchè al centrocampista Juve Lippi chiede di attaccare il portatore di palla avversario e ripartire negli spazi: per incrociare con la punta centrale, creare spazi, aprire varchi agli attaccanti esterni. Non i singoli, non i gol che non arrivano, neanche il modulo che potrebbe slittare verso un 4-4-2 "con due punte", come ha ricordato anche Chiellini: il problema è la cattiveria e la voglia di andar lì, davanti alla porta avversaria, a far del male. Indispensabile contro la Nuova Zelanda, perchè come ha detto il giovani difensore azzurro «il pari dei nostri prossimi avversari al 93', contro la Slovacchia, fa ripartire tutto da zero. Ora però dobbiamo vincere a tutti i costi, perchè nel girone dobbiamo arrivare primi, se vogliamo evitare l'Olanda negli ottavi». Per questo il ct ha lanciato l'operazione 'no zero gol'. «Le sgridate di Lippi? Lui è carico come non mai, l'energia ce la trasmette sempre». Come diceva il leader assoluto di questa nuova Italia, ct e azzurri non si conoscono da ieri.
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