Brasile, c’è cauto ottimismo
per il recupero di Julio Cesar

Il portiere dell’Inter ha saltato la seduta mattutina, ma si è allenato il pomeriggio

     
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    JOHANNESBURG, 10 giugno - Non è più il Brasile spensierato di una volta. Arrivando nel ritiro blindato (c'è perfino un servizio di sicurezza privato chiamato Piranha) del Fairway hotel - un albergo di lusso con annesso campo di golf dove i patiti di questo sport si affrontano disinteressandosi della presenza delle stelle della Seleçao - ci si accorge subito che l'atmosfera è cambiata rispetto ai Mondiali del passato. Non c'è più quel clima di allegra confusione che caratterizzava le nazionali di Zagallo, Parreira e perfino dello “sceriffo” Scolari, e che faceva di quella brasiliana, anche quando non vinceva, la nazionale campione di simpatia. Niente più zone miste e dichiarazioni di tutti e per tutti: questo è un Brasile senza fronzoli, poco disposto al calcio-samba, ma che mostra concretezza e grinta, e concede alla marea di giornalisti che lo segue non più di due giocatori al giorno.

    Dunga ha voluto un Brasile a sua immagine e somiglianza e la metamorfosi si è completata in Sudafrica. È un Brasile operaio, simile non solo al suo tecnico quand'era giocatore, ma anche a gente come Elano, che si autodefinisce un “coadiuvante”: «Sono uno che si mette a disposizione degli altri, un operaio - dice l'esterno ex sogno di mercato della Lazio, ora al Galatasaray -. Sono sempre stato così e felice di esserlo, non m'interessa sapere quante stelle ci sono in questo Brasile. Faccio della regolarità la mia arma migliore e per questo ho trovato un posto fisso in questo gruppo di Dunga, dove ognuno è complementare all'altro. Per questo, anche se tutti sanno come giochiamo, non abbiamo punti deboli e puntiamo al massimo».

    Intanto però Dunga, nonostante le dichiarazioni rassicuranti della portavoce federale Rodrigo Paiva, ex addetto stampa personale del Fenomeno Ronaldo, è sempre alle prese con il problema Julio Cesar: il portiere continua ad accusare, fin da quando è uscito al 26' dell'amichevole contro lo Zimbabwe, problemi alla regione lombare. E anche oggi, nell'allenamento mattutino, si è toccato ripetutamente e ha fatto qualche smorfia di fastidio. In quello pomeridiano ha invece corso assieme ai suoi compagni e poi si è esercitato a parare tiri che gli venivano scagliati dal limite dell'area, il tutto sotto la supervisione del preparatore Wendell Ramalho.

    «Sono sicuro che il 15 contro i nordcoreani giocherà - commenta il suo compagno Dani Alves -. Julio Cesar è il miglior portiere del mondo, ma anche se all'ultimo momento non dovesse farcela siamo tranquilli: in questo gruppo ci sono altri due elementi come Gomes e Doni che danno ampie garanzie». Chissà se il tecnico della Roma Claudio Ranieri, che Doni lo spediva in tribuna, sarebbe d'accordo, ma questo è il Mondiale e poi il tema del giorno è Julio Cesar. E per Dani Alves anche quel Maicon al quale è difficilissimo togliere il posto. «Non mi sento una riserva - dice il giocatore del Barcellona - e poi io posso giocare anche esterno alto. In ogni caso, pur di scendere in campo con la Seleçao al Mondiale, giocherei anche in porta. Come vedo Julio Cesar, Maicon e gli altri interisti? Felici per tutto quello che hanno vinto, ma non appagati: il Mondiale è una cosa speciale, un titolo dal significato particolare e, loro come tutti noi, hanno voglia di conquistarlo. Non so chi ci troveremo contro l'11 luglio, ma io dico che questo Brasile giocherà la finale».

     

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